Applausi per Fico ad Atreju: “Un dovere istituzionale venire qui tra voi”

sabato 22 settembre 14:27 - di Valter Delle Donne

Mugugni per qualche reticenza di troppo, applausi convinti per il fair play dimostrato. Può racchiudersi in queste due sequenze l’incontro di Roberto Fico con la platea di Atreju18. Il presidente della Camera, preso dal suo ruolo istituzionale, ha mostrato alla kermesse della destra giovanile il volto più contraddittorio dei 5 Stelle al potere. Con fatica, Nicola Porro ha dovuto far ricorso a un’operazione di maieutica per tirare fuori qualche frase che non andasse oltre gli slogan di rito.

Eppure l’incontro si è svolto in un clima cordiale, tutt’altro che ostile. Prima il saluto di Francesco Lollolbrigida, presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, che ha evidenziato i punti apprezzati (su tutti il viaggio in Egitto per avere la verità su Regeni) e le discrasie. «Abbiamo delle differenze forti – ha ricordato Lollobrigida – Lo abbiamo capito quando l’abbiamo vista con le mani in tasca durante l’Inno di Mameli, solidale con le Ong che trafficano migranti o quando lei ha attaccato il premier ungherese Orban».

Intervistato da Porro, Fico ha subito risposto alla domanda più scomoda. Il giornalista di Rete 4 gli chiede se sarebbe venuto alla kermesse della destra giovanile anche solo da militante e non da presidente della Camera. Fico premette: «Sarei venuto anche da militante, ma sento un dovere più maggiore (sic) da presidente della Camera, perché come istituzione rappresento tutti. I diritti di maggioranza e i diritti di opposizione». 

E le mani in tasca durante l’inno nazionale? «Ero salito su quel palco per le celebrazioni di Falcone, mi ero emozionato perché c’erano tanti ragazzi commossi e partecipi. Inizia l’inno nazionale e potrete vedere che le mani in tasca non le ho. Senza accorgermene, per quattro secondi di orologio, mi distraggo e le metto. Vengo preso in giro per quei secondi in cui ero assorto».

Porro gli chiede quindi come nasce la foto del pugno chiuso. «Partivo da piazza Venezia e salutavo la folla. Un tizio mi fa: “Forza forza!”,  stringendo il pugno. E io rispondo solidale: “Forza Forza!” allo stesso modo. E hanno scattato la foto».

Quando si arriva alle domande politiche, Fico si arrocca in difesa: «Ogni volta la stampa cerca di entrare molto forte sulle divisioni tra me e Luigi Di Maio. Voglio rassicurare tutti su un punto. Io e Luigi abbiamo iniziato insieme, veniamo dalla stessa terra, amiamo il Sud. Possiamo avere opinioni diverse, ma il dibattito è sano nell’interesse dei 5 Stelle e dei cittadini italiani, anche se la pensiamo diversamente sulle Ong». 

Fico: “Sulla Libia la Francia ha fatto la furba”

La questione immigrati? «Gli sbarchi sono calati col ministro Minniti  e sono continuati a calare col ministro Salvini. Sono stato in Egitto. Solo in quel Paese ogni anno la popolazione aumenta di due milioni. Immaginate la crescita demografica in Africa. Dobbiamo anticipare quei fenomeni e saperli gestire. Troppo spesso questo Stato non ha programmato e ha solo subito l’emergenza. Io chiedo e pretendo uno Stato che guarda al futuro». L’emergenza immigrazione c’è o no? «In effetti, c’è stata in questi anni, ma il problema è globale. Prendete la polveriera Libia. «Se la Francia fa la furba, fa cadere Gheddafi e poi fa arrivare i migranti sulle nostre coste, il problema non è più italiano, ma diventa europeo».

Il reddito di cittadinanza destinato anche agli immigrati? «Ne parliamo quando avremo dati. Dobbiamo però occuparci dei disagi di tutti». La pace fiscale? «Il governo è contro il condono fiscale, ma la pace fiscale è un aiuto a chi è in difficoltà. Lo Stato non può vessare le persone».

Porro cerca di stanare il presidente della Camera. Inutilmente: «Il M5s ha una sensibilità di sinistra, non la chiameremo corrente ma è chiaro che lei la rappresenta». Fico nega fino a un certo punto: «Il M5s nasce dopo il tradimento dei partiti tradizionali, il nostro è un movimento post ideologico certe sensibilità è normale che ci siano». Come nasce questa alleanza M5s-Lega? «Non poteva nascere dal Partito democratico o da Forza Italia, ma dai due partiti che hanno vinto le elezioni. Un contratto di governo che abbiamo preso in prestito dalla Germania».

«Durerete cinque anni, ma negli enti locali siete avversari in campagna elettorale –  chiede Porro – Lei è venuto a Mediaset e ha detto cose micidiali contro Berlusconi e la Lega. Ora la ritrovo presidente della Camera e mi stupisco. Può tornare questo standard di doppio fondo?» «È chiaro che siamo in una condizione atipica. Ma nei Comuni non facciamo i banchetti con la Lega. Ognuno va avanti sulla sua strada. Portiamo avanti i temi che sono nel contratto». E sul doppio mandato vietato conferma. «Rimane in vigore. Non possiamo ricandidarci né io né Luigi Di Maio. È nel programma M5s». 

E la differenza tra “onestà onestà” e il garantismo degli ultimi tempi del M5s, che su molti avvisi di garanzia ora tace? «L’onestà rimane il nostro principio di base. Sulle vicende processuali bisogna aspettare che si arrivi a sentenza, ma in alcuni casi gravi vanno perseguiti. Ma nei termini giusti».

A questo punto Porro sciorina una serie di domande secche sparando di avere almeno un sì o un no, ma con molta fatica. Il sindaco pentastellato Nogarin a Livorno ha imposto lo ius soli, Fico pensa che sia un capitolo che dovremo riaprire? «Non è lo ius soli, ma lo ius culturae, una cittadinanza molto più temperata e diversa. Ma va premesso che il M5s su questo deve ancora elaborare un punto chiaro». In Italia ci sono piccoli Mussolini come dice qualcuno? «Respingo al mittente queste accuse che arrivano dall’estero».  I funzionari pubblici remano contro? «I dipendenti della Camera no». Il diritto alla casa per i migranti? «Dobbiamo difendere i diritti di tutti». Il tetto del 3 per cento? «Dobbiamo provare a scardinarlo». Due aliquote appena, giuste o ingiuste? «È un tema delegato al ministro dell’Economia non spetta a me rispondere». I buu della sala a quel punto diventano un boato.  Andrebbe a cena con Berlusconi? «Il M5s non è andato mai a cena con Berlusconi, quindi no». L’unica maniera per farlo sbilanciare è una vignetta che l’umorista di Atreju mostra al presidente della Camera, dove si ironizza sulla vicenda della colf in nero. «È una bufala», interviene spazientito Fico. L’invito di Giorgia Meloni alla platea riporta l’incontro a un clima amichevole: «Fate un grande applauso per il presidente della Camera». E l’aula Carlo Magno si alza in piedi rispettosamente e applaude l’esponente pentastellato. Un po’ reticente, molto distante dalla gente di destra, ma leale.     

 

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • maurocollavini@libero.it 24 settembre 2018

    Molto meglio uno leale con le sue idee con cui scambiare le proprie che uno sleale come tanti. Non sono d’accordo con lui ma è utile avere qualcuno con cui scambiare le proprie idee.

  • Carlo.buzxi13@gmail.com 23 settembre 2018

    Per me fico e un fico secco come dice il direttore feltri

  • Giuseppe Forconi 23 settembre 2018

    Grazie fico che sei venuto ma cerca di parlare il meno possibile, non vorrei che la stampa estera ci prenda in giro, lei mi capisce vero?

  • roccoangela60@yahoo.it 23 settembre 2018

    “Più maggiore”…un presidente della Camera dei deputati che si esprime così e per di più fa politica di sinistra è alquanto imbarazzante!