La tragedia di Genova non è un caso: troppi gli avvoltoi senza scrupoli

giovedì 16 agosto 11:26 - di Gianni Papello

Riceviamo da Gianni Papello e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

le infrastrutture italiane in mano ad avvoltoi senza scrupoli né competenze. Nella tragedia di Genova non c’è nulla di imprevedibile o non calcolabile. Il crollo del viadotto Polcevera, meglio conosciuto come viadotto Morandi, una delle più importanti opere di ingegneria italiana degli ultimi decenni del secolo trascorso, costituisce infatti l’evidente dimostrazione di come opere e reti infrastrutturali importanti siano affidate alle mani di gestori poco competenti o comunque senza scrupoli. La dinamica di quanto accaduto sembra lampante nella sua assurdità. Un viadotto di altissima ingegneria con strutture estremamente snella che da decenni viene utilizzato con carichi tre volte superiori a quelli per i quali era stato progettato e che viene colpito nella sua struttura portante da un fulmine. Tutti sanno che e fulmini producono scariche elettriche per quanto istantanee di altissima intensità da 10.000 a 30.000 kVA e surriscaldamenti derivanti dalla colonna di plasma generata dal fulmine che possono arrivare fino a 30.000°, anche se per tempo brevissimo in aree molto circoscritte. Il surriscaldamento della struttura in acciaio ed una conseguente diminuzione della capacità portante della stessa, causa il crollo dell’intero viadotto. Com’è possibile che nessuno abbia pensato di proteggere una struttura così vitale e già logorata negli anni da questi eventi meteorici? Nessuno aveva calcolato cosa sarebbe potuto succedere in un caso come questo? Eppure non era così complesso. Di fronte a questa evidente realtà, Che sarà confermata successivamente da studi e approfondimenti tecnici che richiederanno mesi e mesi di lavoro da parte di tecnici blasonati e specializzati, sorgono una serie di dubbi evidenti e non rinviabili, primo dei quali il seguente: è possibile che opere così importanti per la viabilità e la sicurezza della rete dei trasporti nazionale siano esposte a rischi per il semplice essere colpiti da un evento meteorico ordinario come un fulmine? Quale è la probabilità che un evento del genere colpisca un altro delle decine di migliaia di viadotti italiani? È possibile che una società concessionaria, che fattura di soli pedaggi, oltre 5 miliardi e ripeto 5 miliardi di euro ogni anno  non abbia previsto una eventualità del genere? La stessa società concessionaria che alcuni anni fa dichiarava che il viadotto Polcevera poteva durare almeno altri 100 anni con normali opere di manutenzione? Come sono state realizzate, se sono state realizzate, queste opere di manutenzione? Possiamo ritenere che la rete autostradale italiana possa essere gestita da personaggi che espongono i cittadini e gli utenti a questi rischi? Il viadotto Morandi, una delle più importanti opere di ingegneria italiana dello scorso secolo, è stato distrutto non dagli eventi meteorici, ma dalla incapacità di chi lo gestiva ad eseguire le opere di salvaguardia necessarie. Un fulmine è un evento quasi ordinario, specie su strutture di grande altezza come quelle del viadotto Polcevera ed è inimmaginabile pensare che ci siano dei soggetti che non hanno previsto le banali opere necessarie per proteggere il viadotto da queste eventualità. Risulta evidente come la rete autostradale italiana sia affidata alle mani di soggetti improvvisati e assolutamente inadeguati. Questi soggetti sono oggi responsabili,  della morte di decine di persone innocenti che attraversavano, per di più a pagamento, un viadotto della rete autostradale italiana. E rispondono anche della distruzione, per cattiva manutenzione, di una delle più importanti opere dell’ingegneria italiana, ingegneria che nel mondo ha sempre avuto grandissimi successi e riconoscimenti. Probabilmente è il caso di ripensare , a oltre due decenni dalla privatizzazione delle autostrade, se questo sia il giusto assetto della gestione delle reti autostradali italiane. Meno di un mese fa sottolineavo, sempre su questo giornale, la necessità di intervenire sulla manutenzione delle infrastrutture, oggi più che mai il Ministro Toninelli, il Premier Conte e tutti i gestori di reti infrastrutturali hanno il dovere di passare dalle parole ai fatti, prima che il Paese debba piangere altre vittime innocenti, la cui unica colpa è quella di vivere in un paese dove avvoltoi senza scrupoli e senza competenze hanno in mano la vita di milioni di cittadini

Commenti

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  • tita.presti@gmail.com 31 agosto 2018

    Concodo che manca il controllo. Concordo che vanno lasciati lavorare. Ma sig.Mauro qui é manancato tutto. ONESTA PROFESSIONALITA BUONSENSO. Spero solo che per la ricostruzione la frettatta e il design non siano dei cattivi consiglieri..
    E che gli errori fati a Venezia (Mose) non sianoa ripetutiti.

  • antopintus@live.it 24 agosto 2018

    I colpevoli andrebbero indagati e processati per direttissima.

  • Roccoangela60@yahoo.it 17 agosto 2018

    Ieri sera ad una sagra paesana,ho conosciuto una coppia francese giovane con una bambina di 7 mesi,mi hanno detto che per venire in Calabria sono passati dal ponte Morandi che è crollato il giorno dopo del loro passaggio,mi sono venuti i brividi,li guardavo e notavo nel loro sguardo lo sgomento per il pericolo scampato ,mi hanno detto che sapendo quello che era successo ,non avevano più voglia di vivere la vacanza con spensieratezza e serenità.Coloro che sono responsabili della non buona manutenzione del ponte dovrebbero vergognarsi a vita perché hanno sulla loro coscienza,non solo i morti ma anche tanta gente che ha perso la serenità.

  • giulioarditi@libero.it 17 agosto 2018

    Un’opera di altissima ingegneria che viene incenerita da un fulmine?
    “Proteggere dai fulmini la struttura di acciaio”? che dire allora dei ponti sospesi, sospesi tramite cavi di acciaio in vista? Brooklyn, 150 anni, San Francisco, quasi 100 anni.
    Da 50 anni si discute quest’opera, in particolare l’idea, geniale o meno, di far lavorare il calcestruzzo a trazione, precomprimendolo, e realizzare un ponte sospeso non tramite cavi di acciaio ma tramite “bretelle” o “stralli” costituiti appunto da calcestruzzo precompresso, che lavorava a trazione + carichi impulsati e vibrazioni enormemente maggiori di quanto inizialmente previsto. Guardiamo ad esempio come fu realizzata la vicina Autostrada dei Fiori (Savona-Ventimiglia), progettata da illustre professore del Politecnico di Torino, peraltro contestatissimo dai 68ini. Pilastri che lavorano a compressione, su cui è appoggiato il nastro autostradale, così consentendo assestamenti idrogeologici, deformazioni termiche e movimenti sismici.
    Quasi tutte le città, grandi e piccole, dispongono di una tangenziale. Genova no. Ma vi sembra furbo avere un ponte che passa sopra le case, un tir da 40 tonnellate ogni 5 secondi? Quando non da 100 tonnellate? Da oltre 30 anni in perpetua manutenzione, da mesi chiuso al traffico di notte, i residenti non riuscivano a dormire per il fracasso di martelli pneumatici ecc., ma altri contestavano ferocemente, sin dal 1984, la tangenziale, qui chiamata Gronda. Davvero la Società Autostrade ha dichiarato che il ponte poteva andare avanti altri 100 anni? C’è un documento? Possiamo vederlo? Se la Società Autostrade ora dichiara di poterlo ricostruire in 5 mesi, forse ha già il progetto nel cassetto, in 5 mesi non si fa neanche lo studio di fattibilità
    Purtroppo la meritocrazia, se mai c’è stata, è finita nel ’68, da quando ha contato solo la relazione, in un establishment che è diventato sempre più sinistro. Oggi soloneggiano “tecnici blasonati e specializzati”, forse tra loro c’è qualcuno di quelli che si laureavano con il 30 politico di gruppo. Rileggiamoci i giornali dell’epoca, alla domanda “cos’è il cemento armato?” qualcuno rispondeva “è una miscela di ferro e cemento!”.
    E viene furiosamente contestato e ridicolizzato il famigerato Ponte di Messina, che essendo sospeso con cavi di acciaio è la struttura che presenta il miglior comportamento antisismico.

  • 3nzosk@gmail.com 17 agosto 2018

    La sinistra fin dai tempi di Amato e Prodi sembra sia stata comprata da questi avvoltoi senza scrupoli e ha trascinato l’Italia nel baratro con le privatizzazioni, mentre i suoi elettori fidelizzati pensavano facesse l’interesse del paese. Purtroppo, ancora oggi, non tutti se ne son accorti.

  • gmartines39@alice.it 17 agosto 2018

    Mi chiedo: questa alta opera di ingegneria, come viene definita, perché ha tralasciato, oppure non ha previsto anche l’installazione di un semplice ed efficace impianto parafulmini ? Impianto che, come ben sanno i tecnici, ha il compito di deviare su un percorso più breve e scaricare a terra i 30.000 e passa Kvh? L’arch. Morandi se l’è forse dimenticato?

  • Giovanni Vuolo 17 agosto 2018

    SANNO SOLO INASPRIRE LE MISURE DI CONTROLLO CON AUTOVELOX E TUTOR, ALTRI STRUMENTI INUTILI SE NON DANNOSI DAL PUNTO DI VISTA DELLA SICUREZZA, PERCHE’ SOTTOPONGONO GLI AUTOMOBILISTI AD UNA CONTINUA TENSIONE NELLA GUIDA; QUANDO GIUNGERA’ IL MOMENTO DI DIRE BASTA CON QUESTI AVVOLTOI?

  • tita.presti@gmail.com 17 agosto 2018

    Ammesso e non concesso che la causa scatenante sia stato un fulmine. Quale gestore con la diligenza del buon padre di famiglia lascia circolare su un ponte con si tante incognite mezzi di ogni genere. Sicuramente un gestore a cui il fine fondamenrale non è la sicurezza ma altro che solo lui sa. Vengono chiusi o ridotti al traffico pesante ponti molto meno importanti e che hanno problematiche anche meno complesse solo per il fatto che sono insicuri .
    Noi possiamo discutere faziosamente sul grado di rischio , come determinalo come valutarlo, ma quando l’evento traumatico eventuale è catastrofico un buon padre di famiglia chiude il ponte. La realtà ora è sotto gli occhi di tutti. E non è populismo la colpa è del gestore.

    • maurocollavini@libero.it 23 agosto 2018

      Certamente il gestore ha le sue colpe ma di colpe maggiori le ha lo stato che essendo il proprietario deve controllare. Signora Tita negli aeroporti italiani la gestione viene data ai privati che sono controllati inizialmente per quanto riguarda le capacità e successivamente per quanto riguarda il mantenimento di uno stato ottimale di tutte le infrastutture e del funzionamento. Perchè non si fà lo stesso con le autostrade e qualunque cosa sia data in gestione al privato? Ovviamente coloro che hanno dato in gestione le autostrade ai privati o lo hanno fatto in malafede oppure per incapacità. Adesso che abbiamo un esecutivo di persone giovani ma in certi casi più capaci delle precedenti (Buone solo a coltivare i propri interessi personali o di partito) le cose dovrebbero migliorare. Facciamoli lavorare