Genova, la revoca ad Autostrade costa un occhio della testa. Le prime stime

Il governo è stato chiaro. Intende revocare la concessione ad Autostrade senza aspettare l’esito dell’inchiesta sulla tragedia del ponte Morandi. «Non possiamo attendere i tempi della giustizia penale», ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri a Genova. Ma revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia, controllata dalla famiglia Benetton, può costare caro al contribuente. Diversi miliardi stando alle prime stime. A parlare, nero su bianco, dei costi della revoca, è la convenzione stipulata tra Autostrade e lo Stato. La concessione è infatti regolata dalla convenzione che Anas e Autostrade per l’Italia hanno siglato nel 2007. Nel documento sono indicate le tratte autostradali italiane date in concessione ad Autostrade per l’Italia, tra cui l’A10 Genova-Savona, lungo la quale si trovava il ponte Morandi. La concessione, con scadenza al 2038, è stata prorogata al 2042 dopo il via libera della Commissione Europea e può essere interrotta nel caso in cui «perduri la grave inadempienza» da parte del concessionario rispetto agli obblighi previsti, come si legge al capitolo 9 della convezione.

Tra gli obblighi del concessionario c’è anche il «mantenimento della funzionalità delle infrastrutture concesse attraverso la manutenzione e la riparazione tempestiva delle stesse». Nel caso in cui venisse dimostrata l’inadempienza, Anas subentrerebbe «in tutti i rapporti attivi e passivi di cui è titolare» Autostrade relativi alla convenzione. Tuttavia, viene precisato nel documento, Anas dovrebbe pagare ad Autostrade «un importo corrispondente al valore attuale netto dei ricavi della gestione, prevedibile dalla data del provvedimento di decadenza sino alla scadenza della concessione, al netto dei relativi costi, oneri, investimenti e imposte nel medesimo periodo, scontati a un tasso di rendimento di mercato comparabile e maggiorato delle imposte che il concessionario dovrà corrispondere a fronte della percezione dell’importo da parte del concedente decurtato: dell’inadempimento finanziario netto assunto dal concedente alla data del trasferimento stesso; dei flussi di cassa della gestione percepiti dal concessionario durante lo svolgimento dell’ordinaria amministrazione decorrente dalla data del provvedimento di decadenza fino alla data di trasferimento della concessione».
La dicitura è complessa ma in parole povere significa che il concedente, quindi Anas, dovrebbe pagare al concessionario, quindi ad Autostrade un importo calcolato sugli utili previsti fino alla scadenza della concessione. Se si considera che la concessione scade nel 2042 e che l’utile netto di Autostrade per l’Italia nel 2017 ammonta a 968 milioni di euro – quasi un miliardo -, i costi dell’indennizzo si aggirerebbero attorno ai 20 miliardi di euro. L’importo determinato infatti “viene decurtato, a titolo di penale, di una somma pari al 10% dello stesso, salvo il maggior danno subito dal concedente per la parte eventualmente eccedente la predetta parte forfettaria». I costi della revoca della concessione sarebbero quindi elevatissimi. Una strada alternativa alla revoca potrebbe essere quella di una maxi multa nei confronti di Autostrade. Ieri, prima dell’annuncio di Conte, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, oltre ad aver annunciato l’eventuale revoca delle concessioni, ha fatto sapere di aver «attivato tutte le procedure per comminare multe fino a 150 milioni di euro».