Firenze, uno di loro uccise Duccio. Ma l’Arci organizza una cena solidale per i rom

Un’iniziativa a dir poco inopportuna, quella della cena sociale organizzata per domani (19 luglio ndr) alla Casa del PopoloSan Bartolo a Cintoiaa sostegno dei rom locali da parte dell’Arci di Firenze, con tanto di successivo dibattito e richieste, come quella di favorire un rapido inserimento abitativo, lavorativo e sociale di coloro che risiedono nella famigerata area del Poderaccio», dove abitavano i rom che poi, a causa di una faida interna, nel corso di un regolamento di conti hanno travolto e ucciso il povero Duccio Dini, un 29enne fiorentino assolutamente estraneo ai fatti.

Cena e convegno per i rom: la protesta dell’esponente di FdI, Francesco Torselli

Una proposta culturale e gastronomica a favore della convivenza civile con le popolazioni rom, voluta L’Arci di Firenze che ha organizzato un convegno per il prossimo giovedì 19 luglio, presso la Casa del popolo di San Bartolo a Cintoia. «Alle ore 20, si legge sul manifesto pubblicitario – e riporta un articolo de il Giornale – è prevista una “cena rom” a offerta libera con il fine di coprire le spese sostenute. Poi, le testimonianza di quanti sono arrivati in Italia partendo dalla Macedonia, dal Kosovo e dalla Bosnia». Sensibilizzare ai problemi dei rom: questo l’obiettivo, e proprio partendo da lì, dal campo di Poderaccio: lì, a pochi metri da dove il povero Duccio è stato travolto e ucciso. Proprio da lì, dalle vicinanze di quel sito periferico vuole ripartire l’Arci, che oltre alle proposte appena elencate, insiste specificatamente «il riconoscimento della popolazione rom e sinti come componente specifica dell’Europa e come minoranza linguistica italiana». Per fortuna, non tutti non sono d’accordo: a cominciare da Francesco Torselli, consigliere comunale di Firenze per Fratelli d’Italia che a un post su Facebook ha affidato tutta la sua indignazione e tutto il suo dissenso per l’inziativa dell’Arci : «In tanti – ha postato Torselli – mi avete segnalato questa iniziativa, chiedendomi di intervenire affinché, questa provocazione, a poche centinaia di metri da dove è morto Duccio, non vada in scena. Purtroppo – ha aggiunto l’esponente di FdI– si tratta di un evento privato, organizzato da associazioni private, sulle quali l’amministrazione comunale non ha alcun tipo di potere (se non quello di dissociarsi pubblicamente, ma non lo farà)». e in conclusione, quindi, l’appello finale: «Di fronte a questo, non ci resta che raccontare la verità a quante più persone possibili: c’è chi, ogni giorno chiede giustizia, legalità e rispetto delle regole e chi organizza manifestazioni di solidarietà col popolo rom».

Alberti (Lega): la cena per i rom? Un’iniziativa decisamente inadeguata

E non solo: tra i primi a sottolineare l’inadeguatezza dell’idea pensata e allestita lì dove Duccio è stato ucciso, anche Jacopo Alberti, consigliere regionale della Lega e portavoce dell’opposizione nell’Assemblea toscana. «Un’iniziativa – dichiara il consigliere leghista – che riteniamo totalmente fuori luogo ed intempestiva, considerando anche il recente tragico episodio in cui, per mano proprio di persone rom, è morto un giovane fiorentino. Probabilmente – precisa ancora Alberti – visto anche il particolare periodo, era molto meglio promuovere un incontro a favore, magari, dei tanti anziani soli, che d’estate, forse, lo sono anche di più. Il tema della serata è “Per una civile convivenza»: bene, cari organizzatori – rileva in conclusione il rappresentante del Carroccio – andate a parlare di questa tematica con i familiari del povero Duccio Dini e vediamo cosa ne pensano. Insomma – chiosa indignato Alberti – un incontro conviviale di cattivo gusto e, secondo noi, da stigmatizzare apertamente», in nome della memoria di Duccio e in segno di rispetto per la dolorosa perdita inflitta ai suoi familiari.

In memoria di Duccio, travolto e ucciso in un inseguimento tra rom

Duccio Dini è morto, travolto durante un inseguimento tra rom; investito violentemente da un’autovettura mentre si trovava fermo a bordo del suo scooter, al semaforo posto all’incrocio tra via Canova e via Martini, a Firenze. Duccio Dini è stato ucciso da un auto in corsa, lanciata a tutta velocità in spregio del pericolo e della sicurezza di chiunque si trovasse a passare per quei paraggi in quei momenti, a soli 29 anni, appena l’11 giugno scorso. La famiglia della vittima ha chiesto silenzio e rispetto per il proprio dolore, e anche i funerali del giovane si sono svolti nel più assoluto riserbo. Eppure, su quell’investimento mortale, scaturito da un folle inseguimento – iniziato nel parcheggio del supermercato Esselunga di via Canova e proseguito sulla stessa strada – di tre autoveicoli con a bordo quattro rom poi arrestati nel corso delle indagini – oltre agli altri due fermati in flagranza di reato il 10 giugno scorso, a bordo di una quarta autovettura – si sarebbe potuto dire e obiettare. Si sarebbe potuto infierire, per esempio, su una situazione di illegalità eretta a sistema all’interno della comunità nomade di cui fanno parte gli indagati che hanno travolto e ucciso Duccio e tollerata all’esterno: Si sarebbe potuto dire che mal di coniugava con il dignitoso dolore della famiglia di Duccio la solerzia con cui, da subito, tutti, media, social e aule istituzionali, si sono fatti parte in causa per invitare tutti a non cedere alla rabbia del momento e alla tentazione di puntare l’indice; a non generalizzare, a non discriminare su quel lutto, su quella sfortunata vicenda e suoi protagonisti, parte integrante e giammai integrata di una nutrita comunità nomade che le più o meno importanti aggregazioni istituzionali locali cercano pedissequamente di sostenere e non emarginare, incuranti del fatto di avere a che fare con gente irredimibile che della “non integrazione” ha fatto da sempre una cultura di vita. Ebbene, all’indomani dei funerali di Duccio un velo di rispettoso silenzio silenzio è caduto su tutto, ma oggi, alla vigilia della cena organizzata a sostegno dei rom locali, non si può continuare a tacere…