La lettera di una nonna fascista a Concita: «I miei nipoti orgogliosi di me»

Nella rubrica di cui è titolare Concita De Gregorio su Repubblica: “Invece Concita”, è stata pubblicata una bella lettera che non ti aspetti: lo scritto di una donna che si definisce in apertura così: “Sono una Figlia della lupa di 82 anni”.

L’autrice della missiva prosegue raccontando la sua storia familiare di bambina durante il Ventennio: “Sono stata allieva della Scuola Ermenegildo Pistelli di Roma – dalla I alla III elementare. Era la scuola Leader Nazionale del Fascismo”. Una lettera che vale la pena di leggere:  “Tutti i film Luce sono stati girati lì. Ricordo tutto – anche i dettagli. Avevo pensato di scrivere almeno un libro, come testimonianza prima che fosse troppo tardi, sarebbe dovuto essere ironico, amaro. Che errore!”. L’anziana donna non ha scritto un libro, ma ha raccontato le vicende familiari ai suoi nipotini. “Che si sono dimostrati entusiasti”, scrive nellla lettera alla De Gregorio. Perché “a tavola, con i miei nipotini di 11/ 12 anni, ho cominciato a raccontare della militarizzazione dei bambini dai 5 anni. Le divise nel Sabato Fascista, il saluto fascista fra i capoclasse, con la fascia tricolore sul braccio, quando marciavano per tre, nei corridoi – ed i due capoclasse in testa, da soli. Il solenne alzabandiera del Sabato, e poi il canto degli Inni. Beh, catastrofe. I miei nipotini erano entusiasti. Tutto gli piaceva: la divisa, l’ alzabandiera, l’ inno. Avrebbero voluto esserci anche loro”.

La nonnina rievoca momenti della vita scolastica del tempo: a scuola “ci veniva consegnata una lunga busta di carta dove dovevamo mettere tutti i capelli quando ci venivano tagliati: servivano per le maglie dei nostri sodati. Autarchia. Si pesava tutto e ogni settimana si dava la medaglia alla bambina che aveva consegnato di più”. La donna ricorda di avere vinto nell’occasione in cui portò in classe una vaschetta di alluminio per neonati: “Il mio fratellino era cresciuto. Fu un trionfo”. Rievoca inoltre quando a scuola e alle festicciole portavano la torta di carote. Perché? “Scarseggiava lo zucchero, ma una mamma ricordò che le carote ne contenevano molto. Così, mangiavamo sempre la stessa torta”. Abbondano i ricordi musicali e festosi: “Ci insegnavano molti inni da cantare in coro. Li ricordo tutti, il mio preferito era ” I sommergibili”, mi sembrava avventuroso”.  La De Gregorio pubblica integralmente senza commento: “Grazie a Maria Cristina“.