Un enorme manifesto contro l’aborto scatena l’ira funesta della Cirinnà & co (video)

Una «provocazione», una «roba indegna», una «comunicazione di idioti per gli idioti». E, ancora, una cosa da «medioevo», una campagna improntata alla «violenza», un fatto «vergognoso» di cui chiedere l’immediata cancellazione, come ha fatto la senatrice Pd Monica Cirinnà, quella per cui il bambino non ha diritto a una madre e un padre, che sono solo uno «stereotipo» e un «pregiudizio». È bastato un manifesto contro l’aborto della onlus ProVita, che ricorda che ciascuno di noi esiste perché ha avuto una madre che ha scelto di farlo nascere, per scatenare le ire furibonde degli abortisti. Un coro che ha trovato il suo amplificatore sui social e su Twitter in particolare, dove prontamente è stato lanciato l’hashtag #rimozionesubito.

Il manifesto è stato affisso in via Gregorio VII, a Roma, in vista del quarantennale della legge 194, che cadrà il 22 maggio. Lo ospita uno spazio enorme, abitualmente destinato alle pubblicità dei film o di qualche prodotto commerciale: il cartellone misura 7 metri per 11. Oltre al messaggio che manda, ha insomma il gravissimo torto di farsi vedere. Sopra ci sono l’immagine di un feto nel grembo materno e un messaggio che ricorda: «Tu eri così a 11 settimane… Tutti i tuoi organi erano presenti, il tuo cuore batteva già dalla terza settimana dopo il concepimento, già ti succhiavi il pollice. Ora sei qui perché tua mamma non ti ha abortito». Affermazioni tutte difficilmente contestabili, che però sembrano aver tolto il sonno ai paladini della libertà di scelta, per i quali evidentemente però la sola scelta che merita libertà è quella di abortire.

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«Vergognoso che per le strade di Roma si permettano manifesti contro una legge dello Stato e contro il diritto di scelta delle donne», ha scritto Cirinnà, chiedendo la rimozione del cartellone. Il manifesto è stato affisso il 3 aprile e ha l’autorizzazione per restare dov’è fino al 15. Si tratta di una campagna regolare e della legittima espressione di un punto di vista non lesivo della libertà o delle dignità altrui. Ciononostante, oltre all’indignazione da tastiera, ha scatenato un putiferio: appelli e raccolte di firme indirizzate al sindaco, Virginia Raggi; sit-in di protesta in Campidoglio; petizioni online che parlano di «toni aberranti» usati da «integralisti». Il tutto, si diceva, amplificato dall’uso dei social. Ma anche su Twitter, dove le voci avverse sono solo quelle che si fanno sentire di più, ma non sono certo le uniche, qualcuno si pone domande scomode: «Perché un manifesto anti aborto dovrebbe essere rimosso? Cosa c’è di offensivo? La policy pro-aborto è per l’appunto una policy o un valore universale intoccabile? Domandiamocelo come liberali con la “i” (indipendentemente dalla propria posizione sul tema)», chiede un utente. E non è il solo.

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