Torino, il giudice fa lo “sconto” ai magrebini che causarono il caos

Cade subito l’accusa di omicidio preterintenzionale per il gruppo di magrebini che il 3 giugno del 2017 provocò la fuga di massa da piazza San Carlo a Torino, lì dove i tifosi della Juventus stavano guardando la finale di Champions League con il Real Madrid. Dopo l’udienza di convalida degli arresti realizzati nei giorni scorsi, il gip, come riporta il Giornale ha sì confermato il fermo, ma ha modificato il capo di accusa. Non più “omicidio preterintenzionale”, dunque, ma “morte come conseguenza di altro delitto”. In sostanza, spiegano i legali di Sohaib Bouimadaghen, Basilio Foti e Emanuela Cullari, “l’evento morte” è da considerarsi “non voluto e non previsto”.

Tragedia di Torino dopo la rapina

L’accusa di omicidio si riferiva al decesso di Erika Pioletti, la donna rimasta schiacciata dal panico scatenato proprio dal gruppo di magrebini. I quattro nordafricani, anche se gli investigatori cercano un quinto uomo, sono accusati di aver tentato di mettere a segno delle rapine in piazza San Carlo utilizzando spray urticante. Sono Sohaib Bouimadaghen, che si è detto “triste, dispiaciuto e preoccupato”, Mohammed Machmachi e Aymene Es Sabihi. «A nostro avviso – spiegano i legali – c’era una contraddizione. Se le lesioni agli oltre trecento feriti erano state valutate come conseguenze colpose, quindi non volute, anche l’evento morte, in quanto conseguenza di un altro delitto, avrebbe dovuto essere considerato non voluto e non previsto». Il gip ha dato loro ragione. Tuttavia nell’ordinanza di convalida del fermo, come riporta Repubblica, i quattro magrebini dovranno rispondere della “gravissima colpa” di aver “causato le prime condizioni perché si realizzassero le gigantesche e plurime ondate di panico (certo in quelle dimensioni e portate non volute), che hanno causato così tanti feriti fra gli spettatori presenti in piazza quella sera e anche la morte di una di questi”. Per il gip «non vi è alcun dubbio che gli indagati hanno cercato, come per prassi, manifestazioni affollate “per lavorare” e utilizzato, secondo un sistema rodato ed efficacissimo, lo spray al fine di distrarre le vittime degli strappi e al fine di creare confusione tra la gente intorno».