Il Pd avverte Di Maio: «Se continui a parlare con Salvini ti togliamo il saluto»

Alza la voce, Andrea Orlando. Approfitta del momento di difficoltà dei Cinquestelle – che sono rimasti vittime dei loro vaffa – per intrufolarsi. E lo fa scimmiottando proprio Di Maio, con un altro o me o il diluvio,  stavolta però firmato Pd. Arriva il paradosso, con i grandi sconfitti delle politiche che lanciano diktat: «Se Di Maio continua a pensare di poter parlare con Salvini su temi quali Europa, immigrazione, politica internazionale o flat tax, stiamo facendo delle chiacchiere totalmente a vuoto: non ci sono le condizioni non per sedersi al tavolo ma neanche per salutarsi..». Il che significa: con noi per i burocrati dell’Europa, per la politica di invasione, per il rapporto amorevole con la Merkel e per la pioggia di tasse. In sostanza, continuità assoluta con le tragiche stagioni di Renzi, Gentiloni e Boschi. Ai microfoni di Radio anch’io Orlando si sofferma su un’eventuale apertura del Pd al M5S: «Penso che a noi in ogni caso convenga assumere una posizione più attiva, parlare di contenuti, far emergere le nostre proposte». Quali siano queste proposte è un mistero. Lui non crede «si arriverà a un negoziato con i 5 Stelle, ma al Pd conviene chiedere di scoprire le carte, dire a Di Maio che se vuole che si apra una discussione deve rinunciare alla interlocuzione con la Lega: ci sono 4 o 5 punti per cui quella interlocuzione esclude un rapporto con il Pd». La storia dell’accordo con i democratici continua a mandare in fibrillazione la base grillina, che inonda i social di proteste («mai con Renzi e compagni»). E tornano a girare sul web vignette di sfottò create dagli “avversari” del M5S. C’è chi grida allo scandalo e chi posta di nuovo il fotomontaggio in perfetto stile grillino, con i vertici pentastellati nel mirino: Grillo, Di Maio, Di Battista confusi tra Renzi, Alfano e Boschi, sopra la scritta, a caratteri cubitali, l’inciucione.