Il “gran rifiuto” di Assad agli Usa nel 2009 fu l’inizio di tutti i suoi guai…

venerdì 13 aprile 19:20 - DI Antonio Pannullo

La decisione americana e di conseguenza di tutto l’Occidente, Italia compresa, di iniziare una campagna contro il presidente siriano Bashar al Assad non cominciò, come si crede, nel 2011, contestualmente alle ben orchestrate dall’Occidente “primavere arabe”, tutte fallite, ma due anni prima, nel 2009, quando Assad pronunciò le parole che probabilmente ne avrebbero decretato la condanna, forse condanna a morte. Il Qatar, come è noto, è un forte produttore di gas naturale oltre che di petrolio. In Qatar si trovano le più grandi riserve di gas non associato al petrolio. Il Qatar è il secondo Paese al mondo (dopo il Lussemburgo) per reddito pro capite. Ma è anche uno stretto alleato degli Stati Uniti, che hanno qui la loro più grande base in Medio Oriente. Proprio nel 2009 il Qatar progettò la realizzazione di un gasdotto per il ricco e assetato mercato europeo che avrebbe dovuto attraversare Arabia Saudita, Giordania, Siria e Turchia. In questo modo tutti i Paesi del Golfo, per lo più dittature ereditarie, avrebbero guadagnato a spese della Russia, principale esportatrice di gas verso l’Occidente. E avrebbe fatto un favore agli Stati Uniti, che da sempre si sentono rivali di Mosca, comunismo o non comunismo. Ebbene, allora Assad rifiutò il progetto, sostenendo molto francamente che esso avrebbe danneggiato il suo alleato russo. Di qui si capisce l’accanimento di Washington contro la Siria e il sostegno incondizionato della Russia verso il suo leale alleato. Ci fu poi un altro fattore che esasperò ulteriormente gli animi non solo degli Usa ma anche del vicino Israele. L’intesa di Damasco con l’Iran per la realizzazione di un altro gasdotto che portasse il gas iraniano ai porti del Libano, e quindi in Europa, passando per l’Iraq e ovviamente Siria. Il progetto fu bocciato, probabilmente per via dell’Iraq, invaso dagli “alleati”, ma subito dopo la Casa Bianca con il sostegno di Qatar e Arabia Saudita, prima quindi che i rapporti tra queste due ultime nazioni si guastassero, iniziò a sostenere e finanziare le opposizioni siriane per far cadere Assad. Il resto lo conosciamo. E da questa seconda situazione comprendiamo perché l’Iran e anche gli Hezbollah libanesi stiano sostenendo Assad. Nel 2011, a rivolta siriana iniziata, alcuni Paesi del GOlfo promisero la fine delle manifestazioni in cambio della rottura dell’alleanza Damasco-Teheran. Al nuovo rifiuto del presidente Assad, l’Occidente gettò la maschera: gli ambasciatori americano e francese si recarono in Siria e incontrarono l’opposizione, mercenari prezzolati dall’estero e benedetti dall’allora segretario di Stato Usa Hillary Clinton oltre che dalla Turchia. Ankara infatti ha anche il vantaggio di colpire i suoi nemici curdi, alleati con la Siria. Così gli Stati Uniti hanno armato i tagliagole del cosiddetto Esercito libero siriano, di Al Nousra, ossia al Qaida, e quindi, dell’Isis. Si consideri che per tutti i Paesi in gioco la questione è vitale: il Qatar perché la sua produzione petrolifera è calata, quindi ha bisogno di commercializzare convenientemente il gas, l’Arabia perché trarrebbe profitto dai diritti di transito del gas nel suo Paese, l’Iran perché con le sanzioni ha nel gas la sua principale risorsa economica. Russia e Usa, infine, hanno sul tavolo da gioco molto più che soldi. Per questo la crisi siriana è destinata a un pericolosissimo crescendo.

Commenti

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    • tittylanuit@gmail.com 22 aprile 2018

      Concordo pienamente!

  • amministrazione@edengi.it 15 aprile 2018

    è la pura e vera verità

  • waltermariani23@gimail.com 15 aprile 2018

    NO IMPERIALISMO

  • cbuttazzo@yahoo.it 15 aprile 2018

    Io sono comunista da sempre. Una volta, per leggere articoli come questo, dovevo comprare l’Unità. Ma oggi viviamo in un mondo alla rovescia. E, per conoscere la verità delle cose, non mi resta che leggere il vostro giornale. E di questo, pur naturalmente non rinunciando alle mie idee, non posso far altro, che darvene atto e ringraziarvi.

  • lucpuccini@gmail.com 15 aprile 2018

    Evidentemente il gas Siriano non vale più di una guerra mondiale , ma , la decisione delle organizzazioni guerrafondaie sa che il guadagno vero viene dagli armamenti , le vite umane sono considerate spese di rappresentanza.

  • Gagabox@libero.it 15 aprile 2018

    A noi comuni mortali disinformati dai vari mezzi di disinformazione ci fan credere che sia una questione di regimi e di armi chimiche. In realtà si parla di gas ma in altri termini…

  • lorenzotti@tiscali.it 15 aprile 2018

    l’isis è roba occidentale.Basta

  • epnrico@hotmail.com 14 aprile 2018

    PER FAVORE NON DIVENTIAMO MORALISTI, E’ CERTO CHE GLI INTERESSI USA SONO ALTI, MA NON E’ SOLO IL PETROLIO, LA PRESSIONE RUSSA SULL’ OCCIDENTE HA COMINCIATO NEL 1917

  • c.arcabasso1206@liber.it 13 aprile 2018

    Intanto senza autorizzazione italiana non parta da Sigonella neanche un drone contro Siria e Russia e Iran (Art2 trattato USA/ITALIA del1954) sia perchè non c’è un a risoluzione Nato sia perchè un governo dimessosi non può autorizzare nessun uso delle basi in concessione (Aviano, Sigonella, Niscemi). Quindi si sbrighino a impedire , con pretesti chimici, ad impedire l’uso delle nostre basi!

  • avv.ballicu@katamail.com 13 aprile 2018

    inoltre la siria è un paese che non concede agli stranieri di comprare le aziende strategiche che rimangono in mani siriane, ivi compresa la banca centrale, questo è il vero motivo per cui i plutocrati mondiali tentano di eliminare i governi dei paesi che non mettono in vendita i giouelli di famiglia, come hanno fatto con gheddaffi e saddam hussein e ogni tanto ci provano col dittattore coreano e con assad ma hanno fatto i conti senza…. putin