Assad non può aver utilizzato le armi chimiche: non le ha più dal 2014…

Il colpo di coda dei media alleati dei terroristi islamici non ha convinto nessuno. È evidente che il governo di Assad non ha fatto uso di armi chimiche, delle quali invece fanno uso i terroristi dell’Isis e le forze di invasione turche, secondo fonti indipendenti. Non è neanche il caso di considerare che il governo non utilizzerebbe mai le armi chimiche, ammesso che le abbia, alle porte della capitale Damasco, col rischio di contaminare tutta la città. I fatti – se qualcuno li riferisse – parlano in modo estremamente chiaro. Ecco i motivi per cui il legittimo presidente siriano Bashar al Assad, che sta sventando un golpe armato terrorista finanziato da Usa, Ue, Qatar, Arabia Saudita e Turchia, non può aver sganciato le bombe chimiche contro la sua popolazione.

Tanto per cominciare, la Siria non possiede più armi chimiche (detenute invece da altri Paesi come gli Usa che ne invocano l’eliminazione) dal 2013, anno in cui su iniziativa dell’Onu, le consegnò tutte alle forze Nato. Aggiungeremo qualche particolare in più: nel 2014 queste armi chimiche furono portate su una nave (una petroliera riconvertita) al cui interno vi era un gigantesco altoforno che bruciava gli elementi nocivi. Dove? In mezzo al Mediterraneo, al largo di Creta e Malta, cosa che provocò anche qualche protesta. In precedenti occasioni, gli americani bruciarono le loro armi chimiche obsolete nella Johnson Island, remota isola del Pacifico dove gli Usa hanno enormi forni utilizzati per lo stesso scopo e dove in passato furono testati missili di ogni tipo. Oggi sembra che quella struttura non sia più in funzione. Inoltre, dopo i positivi colloqui intrasiriani di Astana, dove i terroristi si sono spaccati e non hanno partecipato e dove il legittimo governo siriano aveva ottenuto credibilità e sostegno dall’opinione pubblica, sarebbe stato assurdo utilizzare le armi chimiche con una guerra già vinta. Sul campo inoltre i terroristi dell’Isis sono stati quasi sconfitti dall’esercito regolare di Damasco, cosa che ha condotto all’offensiva mediatica attuale. Non avrebbe avuto senso e sarebbe stato politicamente controproducente bombardare con armi chimiche. Per giunta, nessuna fonte indipendente ha sinora confermato che l’attacco chimico è stato effettuato dall’esercito siriano: le notizie sono state diffuse da gruppi vicini ai terroristi islamici e comunque anti-governativi, come i famosi “caschi bianchi siriani”, i soli che riescano sempre ad arrivare sui luoghi dei bombardamenti (e a farsi fare le foto mentre soccorrono soprattutto bambini), tutti controllati dall’Isis. E comunque tali notizie incontrollate sono state riprese come oro colato da tutti i media occidentali, Papa compreso, senza verifica di alcun tipo se non quella ideologica. L’unica fonte ufficiale è il governo di Damasco, e questo nega che l’operazione con armi chimiche sia sua responsabilità. Dopo le invasioni di Iraq e soprattutto Libia, i depositi di armi chimiche – e non solo chimiche – finirono sotto il controllo di bande jihadiste, che le trasportarono nel Vicino Oriente per darle in dotazione ad al Qaeda e all’Isis per utilizzarle in azioni terroristiche. Infine, nei sette anni di golpe armato contro il governo siriano, l’esercito regolare non ha mai utilizzato armi chimiche in nessuna occasione, mentre ne hanno fatto uso gli jihadisti sia in Siria sia in Iraq per attentati tesi a gettare la responsabilità di questi atti sulle forze di Damasco.