Governo, Salvini non ha fretta di incontrare Di Maio: «Se mi chiama, rispondo»

Vedersi o no prima di salire al Colle per il secondo giro di consultazioni? Una settimana fa Matteo Salvini e Luigi Di Maio un incontro l’avevano segnato in agenda e in qualche modo persino annunciato. Ma, si sa, in politica anche un’ora può somigliare ad un’era geologica e quel che il giorno prima appare scontato non lo è più il giorno dopo. «Ci vediamo per fare cosa – si chiede infatti il capo dei Cinquestelle intervistato dal Fatto Quotidiano – ? Dobbiamo chiarire un paio di premesse, e valgono sia per il Pd sia per la Lega. Prima di tutto, qualunque tipo di contratto di governo partirà dai nostri temi. Poi inizierà la contrattazione con gli altri».

A rischio il “faccia a faccia” tra i due

Meno netta la chiusura di Salvini. Ai giornalisti che gli chiedevano se ritenesse a quel punto «molto improbabile» il ventilato faccia a faccia con Di Maio, il leader leghista si è limitato a sottolineare che «è possibile» che non ci sia. Per poi aggiungere: «Se mi chiama rispondo, è buona educazione». In ogni caso, incontro o non incontro, il tempo scorre senza che nessuno schiodi dalle posizioni di partenza. Di Maio lascia intatto il suo veto su Berlusconi mentre Salvini continua a non prendere in considerazione un eventuale intesa con il Pd.

La grillina Lombardi: «Meglio Salvini che il Pd»

Che intanto si gode lo spettacolo e rispolvera le riforme costituzionali bocciate dal referendum costituzionale del 4 dicembre di due anni fa: «Lo stallo e la morta gora in cui ci troviamo – scrive infatti in un post su Facebook il senatore Dario Parrini – sono il frutto di una battaglia che ha visto Lega e M5S in prima fila: quella per il no a una sola Camera politica eletta con legge a doppio turno. In primo luogo di ciò dovrebbero chiedere scusa. Dubito che lo faranno». Tornando ai grillini, prende posizione in favore di un accordo con Salvini l’ex senatrice Roberta Lombardi, attuale leader dei Cinquestelle nel Consiglio regionale del Lazio: «Nel Pd – attacca – non si sa con chi parlare» mentre nella Lega «c’é un’unica voce che parla, quando il partito decide, poi la linea è quella, è un partito che ha disciplina sui temi, senza cavalli pazzi».