“Camusso complice di Renzi”. E gli iscritti della Cgil emigrano nella Lega e nel M5S

I sorrisetti tra la Camusso e Renzi – oltre all’immobilismo della ex Triplice – hanno definitivamente sancito la fine della Cgil e dei democratici. Le elezioni hanno decretato una frattura storica tra mondo sindacale e Pd. Recuperare i rapporti tra Pd e Cgil non sarà facile. Gli iscritti il 4 marzo hanno in gran parte votato Il M5S e la Lega disertando il Partito democratico, da tempo lontano dai bisogni e dalle emergenze dei lavoratori. “È un dato che chi ha governato, ha dimezzato i suoi voti e il mondo del lavoro non ha votato per chi era al governo”. “Detto questo, la Cgil aveva capito da un po’ che si stava verificando una frattura e, infatti, Pd e sinistra sono usciti fortemente ridimensionati”. Ad evidenziare questa frattura in una lunga intervista rilasciata al quotidiano Il Giorno, è Maurizio Landini, ex leader della Fiom e attuale segretario confederale della Cgil, che conferma come i loro iscritti abbiano votato M5S e Lega.

Il mondo operaio ha abbandonato il Pd. Del resto i sindacati hanno battuto un colpo ma il partito guidato da Martina non ha risposto. Dopo il voto del 4 marzo infatti i sindacati hanno scritto ai nuovi presidenti delle Camere e ai gruppi parlamentari, per essere ricevuti e chiedere che il nuovo Parlamento discutesse subito la Carta per i diritti del Lavoro ed altre questioni come l’articolo 18. Ma dalla Cgil, fanno notare, fino a questo momento dal Pd non è arrivata alcuna risposta. Del resto, dopo il trattamento di Renzi al mondo sindacale e gli scontri all’arma bianca tra Camusso e l’ex segretario il viatico per un ricomposizione sarebbe stato difficile trovarlo.  A chi chiede se interlocutere priviliegiato sarà in futuro la Lega di Salvini o Di Maio dalla Cgil non si sbilanciano: “Vanno fatte tutte e due le cose. Non è che uno è alternativo all’altro, non è che ora parte il giochino ‘o l’uno o l’altro’, bisogna ridare diritti a chi lavora, a parità di lavoro parità di diritti e retribuzioni, con le pensioni che restano una ferita aperta”. E il Pd tace.