Aborto, ProVita lancia una petizione. E va in piazza contro la censura

Una petizione per informare le donne sui rischi dell’aborto per la salute femminile, psichica e fisica. E una manifestazione «per chiedere libertà di espressione». A promuoverle è l’associazione ProVita Onlus, di recente colpita da polemiche e censura per il mega manifesto anti abortista che mostrava un feto di 11 settimane e si chiudeva con la frase «ora sei qui perché tua mamma non ha abortito».

«Trovo allucinante che in un Paese in cui si parla costantemente di consenso informato e di autodeterminazione – ha commentato il presidente di ProVita, Toni Brandi – non si informino le donne. Se si prende il più innocuo farmaco, c’è il bugiardino che informa su tutto. Ma se una donna vuole abortire, non c’è alcuna informazione sulle conseguenze fisiche e psichiche». Obiettivo della petizione, lanciata sul sito notizieprovita.it, è «chiedere al ministero della Salute di diffondere le informazioni relative ai danni che l’aborto può causare alla salute delle donne; trasmettere alle Commissioni sanità in Parlamento proposte di legge volte a garantire che le donne vengano messe a conoscenza delle conseguenze dell’aborto sul bambino e sulla madre, in particolare quando si recano nei consultori e nelle strutture sanitarie per abortire; comunicare con le donne che vivono gravidanze difficili e sono tentate dall’aborto, affinché aprano gli occhi su questa terribile realtà».

Una volta conclusa la raccolta, l’associazione presenterà le firme al nuovo ministro della Salute. Intanto, però, si è data appuntamento a Roma, per sabato 14 aprile, alle 12, in piazza Madonna di Loreto, ai piedi del Campidoglio, per un sit-in simbolico per chiedere «libertà di espressione», dopo la vicenda del manifesto fato rimuovere dalla giunta per i diktat del fronte abortista, nonostante fosse stato regolarmente autorizzato.