70 anni fa partiva il Piano Marshall: ci rese liberi… o schiavi dell’America?

lunedì 2 aprile 19:43 - di Antonio Pannullo

Il 2 aprile 1948 gli Stati Uniti vararono il celebre European Recovery Program, da noi meglio conosciuto come Piano Marshall, dal nome del suo ideatore, il segretario di Stato americano del presidente Henry Truman. Fu infatti George C. Marshall, già generale dell’esercito e poi segretario di Stato, che progettò e portò a termine il Piano di aiuti all’Europa, devastata da una lunghissima guerra. Alla fine della Seconda guerra mondiale, gran parte dell’Europa fu distrutta. I bombardamenti aerei alleati durante la guerra avevano gravemente danneggiato la maggior parte delle grandi città e le strutture industriali erano particolarmente colpite. I flussi commerciali della regione erano stati completamente distrutti; milioni di persone erano in campi profughi che vivevano di aiuti di varie organizzazioni internazionali. La scarsità di cibo era grave, specialmente durante l’inverno rigido del 1946-47. Dal luglio 1945 al giugno 1946, gli Stati Uniti spedirono 16,5 milioni di tonnellate di cibo, principalmente grano, in Europa e anche in Giappone. Ammontava a un sesto del cibo americano totale. Particolarmente danneggiate erano le infrastrutture di trasporto, poiché ferrovie, ponti e banchine erano stati specificamente presi di mira da attacchi aerei anglo-americani, mentre molte navi mercantili erano affondate. Anche se la maggior parte delle piccole città e villaggi non aveva subito molti danni, la distruzione dei trasporti li lasciò economicamente isolati. Nessuno di questi problemi poteva essere facilmente risolto, poiché la maggior parte delle nazioni impegnate nella guerra aveva esaurito le loro risorse. Le uniche grandi potenze la cui infrastruttura non era stata danneggiata nella seconda guerra mondiale furono gli Stati Uniti e il Canada. Erano molto più ricchi di prima della guerra, ma le esportazioni erano un piccolo dato nella loro economia. Gran parte degli aiuti del Piano Marshall sarebbero stati utilizzati dagli europei per acquistare beni manufatti e materie prime dagli Stati Uniti e dal Canada.

Gli Usa misero 110 miliardi di dollari odierni

Il Piano Marshall (ufficialmente Programma europeo di recupero, ERP) fu quindi un’iniziativa unilaterale americana per aiutare l’Europa occidentale, nella quale gli Usa misero oltre 13 miliardi di dollari di allora (quasi 110 miliardi di dollari del 2016). Si trattava di un programma di assistenza per aiutare ricostruire le economie dell’Europa occidentale dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Gli obiettivi degli Stati Uniti erano di ricostruire materialmente le zone distrutte dalla guerra, ma anche quello di rimuovere le barriere commerciali, modernizzare l’industria, migliorare la prosperità europea e anche prevenire la diffusione del comunismo. Il Piano Marshall infatti per essere attuato richiedeva una riduzione delle barriere doganali tra gli Stati, una diminuzione di molte normative, incoraggiando un aumento della produttività, l’appartenenza ai sindacati e l’adozione di procedure commerciali più moderne e veloci. Insomma, gli Usa volevano sì aiutarci e risuscitare dalle macerie della guerra, ma anche creare un sistema capitalista e consumista che avrebbe fatto dell’Europa un affidabile partner commerciale a cui vendere i prodotti made in usa. Ma anche l’inverso. Il Piano ebbe il sostegno bipartisan di democratici e repubblicani. Gli aiuti erano diretti in massima parte alle nazioni alleate, quindi Regno Unito e Francia, ma anche alle nazioni dell’Asse, come l’Italia, e a quelle che erano rimaste neutrali ma erano state coinvolte nel conflitto. Il maggior beneficiario del denaro del Piano Marshall fu il Regno Unito (che ricevette circa il 26% del totale), seguito da Francia (18%) e Germania Ovest (11%). In tutto 18 Paesi europei ebbero benefici dal piano. L’Unione Sovietica tuttavia, pur essendo stata invitata, rifiutò i benefici del Piano e bloccò anche i l’adesione dei Paesi satelliti del blocco orientale, come l’Ungheria e la Polonia, che pure erano state colpite duramente dalla guerra.

Pareri contrastanti sull’efficacia del Piano

Tuttavia, il ruolo del Piano Marshall nella ripresa rapida dell’Europa è stato discusso. La maggior parte degli storici rifiuta l’idea che la ripresa europea si dovette al Piano, poiché una ripresa generale era già in corso. La stessa, successiva, contabilità del piano Marshall mostra che gli aiuti rappresentarono meno del 3% del reddito nazionale combinato dei Paesi beneficiari tra il 1948 e il 1951, il che significa un aumento della crescita del Pil di appena lo 0,3%. Per gli economisti americani Bradford DeLong e Barry Eichengreen il piano Marshall ha però svolto un ruolo importante nel preparare il terreno per la rapida crescita dell’Europa occidentale del secondo dopoguerra. Le condizioni allegate all’aiuto del Piano Marshall hanno spinto l’economia politica europea in una direzione che ha lasciato le economie miste post Seconda Guerra Mondiale con più mercato e meno controlli. Certamente fu di impulso almeno psicologico per le fragili democrazie occidentali sapere di poter contare su un aiuto concreto, anche se poi non fu così massiccio come si crede. In realtà ciò che contò furono gli effetti economici indiretti, in particolare nell’attuazione delle politiche liberali capitalistiche, e gli effetti politici, in particolare l’ideale dell’integrazione europea e delle partnership governative-commerciali, queste furono le principali ragioni della crescita insuperata dell’Europa. Come si accennava, per combattere gli effetti del Piano Marshall, anche l’Urss sviluppò il suo piano economico, noto come Piano Molotov, che pompò grandi quantità di risorse ai Paesi del blocco orientale dall’Urss. Lo stesso segretario Marshall si convinse a un certo punto che Stalin non aveva alcun interesse a contribuire al ripristino della salute economica nell’Europa occidentale.

Nel 1945 c’erano 5 milioni di case distrutte e 12 milioni di profughi

In ogni caso, nel 1952, alla fine del finanziamento, l’economia di ogni Stato partecipante aveva superato i livelli prebellici; per tutti i beneficiari del piano Marshall, la produzione nel 1951 era superiore almeno del 35% rispetto al 1938. Nei successivi due decenni, l’Europa occidentale ha goduto di una crescita e prosperità senza precedenti, ma gli economisti non sono sicuri di quale proporzione fosse dovuta direttamente al Piano Marshall, quale percentuale indirettamente e quanto sarebbe accaduta senza di essa. Quello che è certo è che il Piano contribuì a dare un nuovo impulso alla ricostruzione nell’Europa occidentale e un contributo decisivo al rinnovo del sistema dei trasporti, alla modernizzazione delle attrezzature industriali e agricole, alla ripresa della normale produzione, all’aumento della produttività e alla facilitazione degli scambi intraeuropei. In Germania, nel 1945-46, le condizioni abitative e alimentari erano pessime, poiché l’interruzione dei trasporti, dei mercati e delle finanze rallentava il ritorno alla normalità. In Occidente, i bombardamenti avevano distrutto cinque milioni di case e appartamenti e c’erano dodici milioni di rifugiati provenienti da est. Il Piano Marshall era stato programmato per terminare alla fine del 1953. Ogni sforzo per estenderlo fu fermato dal costo crescente della Guerra di Corea frattanto scoppiata e del riarmo. Repubblicani americani ostili al Piano avevano anche ottenuto parecchi seggi nelle elezioni del Congresso del 1950, e l’opposizione conservatrice al Piano fu quindi ripresa. Così il Piano si concluse nel 1951, sebbene varie altre forme di aiuti americani all’Europa continuarono anche negli anni successivi.

Il Piano certamente ridusse l’influenza comunista

Gli effetti politici del Piano Marshall potrebbero essere stati altrettanto importanti di quelli economici. Gli aiuti del Piano Marshall permisero alle nazioni dell’Europa occidentale di allentare le misure di austerità e il razionamento, riducendo il malcontento e portando stabilità politica. L’influenza comunista sull’Europa occidentale fu notevolmente ridotta, e in tutta Europa i partiti comunisti calarono in popolarità negli anni successivi al Piano Marshall. Le relazioni commerciali promosse dal Piano Marshall contribuirono a forgiare l’alleanza del Nord Atlantico che persisterà durante la Guerra Fredda nella forma della Nato. Il Piano Marshall ha svolto anche un ruolo importante nell’integrazione europea. Sia gli americani che molti dei leader europei hanno ritenuto che l’integrazione europea fosse necessaria per assicurare la pace e la prosperità dell’Europa, e quindi hanno usato le linee guida del Piano Marshall per favorire l’integrazione. Il Piano, collegato al sistema di Bretton Woods, ha anche imposto il libero commercio in tutto il continente. La domanda rimane: fu disinteressato altruismo o strategia per legare definitivamente l’Europa agli Stati Uniti?

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • alfa1750rocco@yahoo.it 7 aprile 2018

    Ben pochi ne colsero i frutti di questa manovra; l’Europa, fu di fatto asservita agli States.

  • epnrico@hotmail.com 3 aprile 2018

    NON E’ TANTO IMPORTANTE SE ERA O NO UNA STRATEGIA AMERICANA IL FATTO E’ CHE SENZA IL COMUNISMO SAREBBE GIA’ PARTE DELLA NOSTRA STORIA COME IN RUSSIA.

  • gianchi0655@yahoo.it 3 aprile 2018

    Certo fu di aiuto almeno da un punto di vista psicologico

  • avv.ballicu@katamail.com 3 aprile 2018

    gli usa prima ci hanno bombardato violando le leggi di guerra, basti pensare che cagliari pur non avendo obiettivi militari sensibili ne idonee difese antiaeree fu quasi completamente rasa al suolo con migliaia di vittime inermi donne vecchi e bambini, e poi graziosamente ci aiutano solo perchè siamo diventati uno stato vassallo , colonia politica e militare, è ora di uscire dalla nato e sottrarsi al giogo americano, magari invece allearsi con l’unica vera potenza cristiana e di destra cioè la russia di putin

  • gdetoffoli@yahoo.it 3 aprile 2018

    La libertà è vera solo se conquistata dagli stessi popoli che trovano la determinazione di cambiare il loro modo di vivere e regolare i rapporti sociali, in proprio senza invasioni di stranieri.
    In tal senso questo evento è accaduto solo nell’europa continentale quando l’insieme delle circostanze e la presa d’atto di governanti ne ha reso possibile l’evento. Ovviamente sto parlando del novembre del 1989 !

  • giacomosinagra@gmail.com 3 aprile 2018

    È vero che Il piano Marshall fu di grande aiuto all’Europa occidentale devastata dalla guerra, ma è altrettanto vero che mai fu più appropriato il detto latino ” do ut des “.

  • Giuseppe Forconi 3 aprile 2018

    Per dare una risposta giusta bisognerebbe lasciare la parola agli storici , ci vorra’ molto tempo per una verita’.

  • Giuseppe Forconi 3 aprile 2018

    Liberi si ma rimasti schiavi. Gli USA alzano un dito e tutti corrono in suo soccorso.
    L’unico vantaggio in tutti questi anni e che ci siamo liberati di un po di capi mafia che sono andati li da loro per farsi ricchi.