Slovacchia, arrestati 3 calabresi per l’omicidio del reporter Jan Kuciak

Era stato assassinato domenica scorsa nel suo appartamento assieme alla sua fidanzata dopo che aveva pubblicato su un quotidiano slovacco un reportage  su quattro famiglie calabresi, ritenute operanti nell’orbita ‘ndranghetistaVadalà, Cinnante, Rodà e Catroppa – che nell’Est della Slovacchia svolgono attività imprenditoriali soprattutto nell’agricoltura. Ora per l’omicidio del 27enne giornalista slovacco Jon Kuciak e della sua fidanzata, la coetanea Martina Kušnírová, entrambi assassinati con un unico colpo a testa, la polizia slovacca ha arrestato 7 italiani fra cui l’imprenditore italiano Antonino Vadalà, il fratello Bruno Vadalà e il cugino, Pietro Catroppa, originari di Bova Marina, in Calabria.
Della famiglia Vadalà e dei suoi presunti legami con la ‘ndrangheta ha scritto Kuciak nel reportage pubblicato dal suo giornale. Il reporter aveva anche rivelato i legami dell’imprenditore Antonino Vadalà con l’assistente del premier Robert Fico, l’ex-top model Maria Troskova, e il segretario del Consiglio di Sicurezza, Vilian Jasan. Entrambi hanno fatto ieri un passo indietro.

E’ stato il quotidiano locale Korzar a svelare la svolta nelle indagini che la polizia slovacca, che indaga sulla morte del giornalista ucciso, stava svolgendo. Secondo il quotidiano, stamattina la polizia ha fatto irruzione negli appartamenti di Antonino Vadalà, a Michalovce e a Trebisov, nell’est della Slovacchia. Nel corso delle perquisizioni domiciliari sono state arrestate una decina di persone, ha rivelato ai media il presidente della polizia slovacca Tibor Gaspar.
La pista principale delle indagini è la criminalità organizzata, ha anche spiegato Gaspar: «possiamo parlare di pista italiana», ha ammesso il dirigente della polizia slovacca aggiungendo che l’operazione riguarda «persone citate dalla stampa e anche dall’ultimo articolo di Kuciak».
«Dello sviluppo dell’inchiesta informeremo nel corso della giornata», ha riferito all’agenzia Tasr, Martin Wäldl, portavoce della polizia.

L’operazione è scattata questa mattina alle 7 quando l’intera area, che ricomprende gli appartamenti, sia quelli di residenza sia gli uffici di Vadalà, è stata sigillata dalle forze di polizia che hanno isolato la zona così come il distretto industriale della città dove è stata segnalata, quasi in contemporanea, una massiccia presenza di forze dell’ordine probabilmente per un’altra operazione collegata nelle sedi delle società dell’imprenditore italiano definito dai giornali un imprenditore attivo nell’immobiliare, nell’energia e nell’agricoltura, con una serie di società che usufruivano di fondi europei e sussidi.

Nell’ultimo reportage di Kuciak, pubblicato da diverse testate slovacche, si fa riferimento ai collegamenti tra ambienti imprenditoriali e politici slovacchi alla ‘ndrangheta e, in particolare, al business che nel 2009 Vadalà aveva intenzione di avviare nella zona industriale di Lucenec: un business da 70 milioni di euro che non è mai decollato ma che è bastato per definire Vadalà come ha fatto l’ex-ministro dell’Economia Pavol Rusko, «imprenditore del settore dell’energia.

Nella ricostruzione che ne ha fatto Jan Kuciak nei suoi reportage, la carriera “imprenditoriale” di Vadalà inizia a girare quando incontra Maria Troskova, ex-top model ed ex-concorrente al concorso per Miss Universo, una bruna affascinante e procace che, ad un certo punto, pur senza avere alcuna esperienza, a 27 anni viene assunta come assistente dal premier Robert Fico.

La Troskova, scoprirà proprio Jan Kuciak che indaga da tempo sullo strano massiccio esodo in Slovacchia di esponenti calabresi, moltissimi legati alla ‘ndrangheta, fonderà, assieme a Vadalà, la Gia Management nel 2011 diventando partner dell’imprenditore nel business del fotovoltaico. L’ex-top model ha un maestro d’eccezione nel business. La sua carriera nel mondo degli affari inizia infatti come assistente dell’ex-politico Pavol Rusko, l’ex-comproprietario della stazione televisiva Markiza poi arrestato con l’accusa per aver presumibilmente assunto un killer per uccidere un suo socio in affari. Dopo neanche un anno, comunque, l’ex-top model Maria Troskova lascia la compagnia Gia Management per concentrarsi sull’attività politica.

Prima diventa assistente parlamentare di Viliam Jasan, leader del partito Smer, e poi con un salto triplo arriva fino a Fico, esponente del Partito della Sinistra Democratica. Anche Jasan, nel giro di qualche mese, viene promosso e diventa segretario del Consiglio di Sicurezza, con accesso a documenti top secret.
Il legame tra Jasan e Vadalà, secondo la stampa, è evidente: un’attività imprenditoriale coinvolge il figlio del politico slovacco e il jet privato che Jasan usa, tra l’altro, appartiene a una compagnia rilevata da Vadalà.

L’imprenditore, come dimostrerebbe anche la sua attività online, si spende per lo Smer. Elogia il premier Fico, sostiene il ministro Robert Kalinak e appoggia Richard Rasi, candidato dallo Smer alla presidenza della regione di Kosice, scrivendo direttamente a Rasi e preannunciando incontri.
Il reportage di Jan Kuciak accende un potentissimo faro su tutta la storia incrinando la facciata di rispettabilità dei rapporti intessuti fra i calabresi che si sono stabiliti in Slovacchia per fare affari e i politici slovacchi. L’omicidio del reporter è dirompente.

Ieri oltre a Maria Troskova e Villiam Jasan, travolti dall’enormità della vicenda,  ha fatto un passo indietro anche Marek Madaric, ministro slovacco della Cultura, che ha rassegnato le dimissioni pur non essendo citato nell’articolo di Kuciak.

Ora anche gli investigatori italiani si stanno concentrando su questo strano esodo di calabresi lungo la rotta Bova MarinaSlovacchia.
Secondo il reportage di Kuciak, nel marzo 2017, la Procura Antimafia calabrese avrebbe richiesto diversi mandati di arresto, dopo una lunga indagine condotta dall’unità antidroga della guardia di Finanza di Catanzaro. In ballo ci sarebbero i traffici di cocaina gestiti da 5 famiglie della ‘ndrangheta calabrese fra l’America latina e l’Italia.
Secondo i giornalisti slovacchi e, in particolare, Kuciak, Antonino Vadalà sarebbe il nuovo broker del “cartello” della cocaina per conto delle 5 famiglie calabresi, in sostituzione di altri che erano stati arrestati. Vadalà, sempre secondo i giornalisti slovacchi, sarebbe riuscito a sfuggire alla giustizia italiana rifugiandosi in Slovacchia dopo che un’intercettazione del 2001 lo coglie mentre discute con un esponente della famiglia Libri-Zindato sugli appoggi logistici da offrire a un trafficante di droga fuggiasco, Domenico “Mico” Ventura, scoperto proprio in casa Vadalà a Bova Marina. Molti vengono arrestati, sostiene Kuciak. Non Vadalà che oramai sarebbe ben radicato in Slovacchia. Domenico “Mico” Ventura verrà ripreso in un celebre video anonimo recapitato ai carabinieri mentre ammazza a colpi di lupara Marco Puntorieri mentre i due discutono, accanto a un casolare di campagna nel Reggino.

E ora la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria fa sapere di aver già da tempo posto ufficialmente «all’attenzione degli organi di polizia internazionale e della polizia nazionale slovacca la necessità di monitorare le attività del gruppo dei calabresi arrestati perché sospettati di essere coinvolti nell’omicidio del giovane giornalista Jan Kuciack e della sua compagna».
«Il sospetto – ha spiegato il procuratore di Reggio Gaetano Paci – era nato focalizzando i movimenti degli arrestati, tutti appartenenti e collegati a famiglie mafiose di Bova Marina e di Africo Nuovo, per l’improvviso esplodere di posizioni di grande valore economico ed imprenditoriale in Slovacchia cui erano divenuti titolari».
Antonino Vadalà è imparentato col presunto boss dell’omonima cosca Domenico, detto “Lupo di notte”. La stessa cosca è rimasta coinvolta nell’inchiesta “Bellu lavuru” sugli appalti per l’ammodernamento della statale ionica.