Sciopero della fame del calciatore curdo Naki contro l’invasione turca

Il calciatore curdo-tedesco Deniz Naki ha iniziato uno sciopero della fame di fronte al quartier generale delle Nazioni Unite a Ginevra per protestare contro l’invasione militare della Turchia ad Afrin, enclave curda nel nord della Siria. “Chiediamo che l’esercito turco e i suoi alleati islamici si ritirino da Afrin e finiscano questa guerra di aggressione”, ha detto l’ex giocatore del St.Pauli al quotidiano tedesco Die Welt. Ginevra fino a venerdì ospita la 37esima sessione ordinaria del Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite. Naki, la cui famiglia appartiene alla minoranza curda in Turchia, sta inscenando la protesta con un gruppo di attivisti curdi. Dopo avere giocato in Germania con Bayer Leverkusen, St.Pauli e Paderborn il calciatore 28enne ha continuato la sua carriera in Turchia prima con il Genclerbirlig di Ankara e poi con l’Amedspor. L’anno scorso un tribunale turco lo aveva condannato a 18 mesi di carcere, pena poi sospesa, per propaganda terroristica dopo avere pubblicato sui social materiale relativo al PKK. Tornato in Germania, lo scorso gennaio il calciatore filo-curdo è scampato a un attentato subìto in autostrada al confine con il Belgio: la sua auto è stata centrata da due proiettili mentre viaggiava nei pressi della cittadina di Dueren. Sempre a gennaio la Federcalcio turca lo ha squalificato per tre anni e mezzo, l’equivalente di uno stop a vita in Turchia, per avere condiviso sui social un video in cui si faceva appello a partecipare a una manifestazione contro l’offensiva militare lanciata dalla Turchia lo scorso 20 gennaio ad Afrin. Intanto sulla questione interviene anche Angela Merkel, nel suo intervento al Bundestag, attaccando la Turchia per le operazioni militari a Afrin, in Siria. “Nonostante tutti i giustificabili interessi di sicurezza della Turchia, quanto sta accadendo a Afrin è inaccettabile, con migliaia e migliaia di civili perseguitati, morenti o in fuga”, ha detto la cancelliera tedesca. La condanna del governo tedesco, ha aggiunto, è la “più dura possibile”.