Regeni, l’ira della polizia contro il pm Zucca: «oltraggioso». Il Pg avvia accertamenti

Si è attirato l’ira delle forze dell’ordine, lo sdegno del vice presidente del Csm Giovanni Legnini e del senatore Maurizio Gasparri e le attenzioni del ministero della Giustizia e del procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio che ha avviato accertamenti preliminari sulle clamorose e incredibili dichiarazioni contro la polizia di Enrico Zucca, sostituto procuratore generale di Genova ed ex-magistrato dell’accusa al processo per le violenze riscontrate nella scuola Diaz durante il G8Zucca si è spinto a fare un parallelismo ardito fra la vicenda delle violenze compiute all’interno della scuola Diaz e le torture subite dal ricercatore Giulio Regeni in Egitto dove lo studente italiano si trovava, su mandato dell’Università di Cambridge nell’ambito di un dottorato di ricerca sui sindacati.

«L’11 settembre 2001 e il G8 hanno segnato una rottura nella tutela dei diritti internazionali. Lo sforzo che chiediamo a un paese dittatoriale è uno sforzo che abbiamo dimostrato di non saper far per vicende meno drammatiche – aveva detto Il sostituto procuratore generale di Genova, Zucca  – I nostri torturatori, o meglio chi ha coperto i torturatori, come dicono le sentenze della Corte di Strasburgo,  sono ai vertici della polizia, come possiamo chiedere all’Egitto di consegnarci i loro torturatori?».

Ora il procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio, ha deciso di procedere e acquisirà tutti gli elementi conoscitivi sulle dichiarazioni rese dal magistrato genovese sui casi giudiziari del G8 di Genova e sulla morte di Regeni.

«La rimozione del funzionario condannato è un obbligo convenzionale, non una scelta politica», si difende Zucca che ricorda come «queste cose le ho dette e scritte anche in passato. Il governo deve spiegare perché ha tenuto ai vertici operativi dei condannati. Fa parte dell’esecuzione di una sentenza».

«Arditi parallelismi e infamanti accuse che qualificano soltanto chi li proferisce – l’ha bollato inferocito il capo della Polizia Franco Gabrielli durante un’iniziativa ad Agrigento in ricordo di Beppe Montana, il capo della Catturandi di Palermo ucciso dalla mafia nel 1985 – In nome di chi ha dato il sangue, di chi ha dato la vita chiediamo rispetto».

«Noi – rivendica Gabrielli rivolto a Zucca – facciamo i conti con la nostra storia ogni giorno. Noi sappiamo riconoscere i nostri errori, noi, al contrario di altri, sappiamo pesare i comportamenti. Ma, al contrario di altri, ogni giorno i nostri uomini e le nostre donne su tutto il territorio nazionale garantiscono la serenità, la sicurezza e la tranquillità».

Il ministero della Giustizia acquisirà gli atti relativi alle dichiarazioni del sostituto procuratore Zucca al dibattito sulla morte di Giulio Regeni. Da via Arenula fanno sapere che acquisiranno sia gli atti cartacei che, se disponibili, video.

Quella del pm di Genova Zucca «è stata una dichiarazione impegnativa con qualche parola inappropriata», dice dal canto suo, con grande cautela, il numero due del Csm, il vice presidente Giovanni Legnini, che in apertura del plenum si è visto costretto ad esprimere «stima e fiducia ai vertici delle forze di polizia».

Ben più netto e duro, Maurizio Gasparri: «quella del pm Zucca non è stata una semplice provocazione – avverte il senatore di Forza Italia – È stata una gravissima e intollerabile accusa ai vertici della polizia e una offesa infamante verso tutti coloro che si adoperano per la nostra sicurezza pagando spesso un prezzo altissimo».

«Il caso Regeni ha scosso tutta l’Italia – dice il senatore azzurro – Ci sono indagini in corso indispensabili per capire soprattutto chi e perché abbia mandato in maniera irresponsabile Giulio Regeni in Egitto. Ma accostare questo drammatico caso a quanto accaduto al G8 di Genova è una follia, oltre che irrispettoso nei confronti di un giovane italiano brutalmente ucciso per cause ancora tutte da chiarire, e sulle quali vogliamo la verità, ed un oltraggio ai tantissimi agenti di polizia che hanno dato la vita per la nostra sicurezza».