Il terrorismo? Nacque perché lo Stato non volle ascoltare Almirante e il Msi

La recente notizia delle autentiche liste di proscrizione elaborate e diffuse dai centri sociali dell’Emilia Romagna contro i fascisti o presunti tali, riporta indietro le lancette della storia: agli anni Settanta, ma forse ad ancora prima, alla guerra civile, quando il nemico doveva essere eliminato fisicamente in nome di un’ideologia inumana e cieca. Oggi la stampa democratica e antifascista italiana ha sottovalutato questo segnale, così come ha sottovalutato i cortei che inneggiano alle aggressioni feroci contro i fascisti o presunti tali: l’immagine di centinaia di antagonisti che innalzano al cielo lo scotch col quale fu legato e bastonato a Palermo un estremista di destra, è stata sottovalutata ancora dalle istituzioni. La deriva, inutile negarlo, è quella che porta al terrorismo armato: quando “uccidere un fascista non è reato”, e quando “fascista” è chiunque non la pensi come loro, come i violenti dei centri sociali dell’estrema sinistra, la strada è già segnata. E porta a una nuova stagione oscura, di violenze, intolleranza e bombe, stagione che si potrebbe evitare semplicemente cogliendo i segnali che da molti mesi ormai continuano a emergere: quando non si vuol far parlare non diciamo un neonazista ma semplicemtne Matteo Salvini o Giorgia Meloni, che nazisti e fascisti certo non sono, quando si continua a linciare Sivio Berlusconi da più parti (sinistra, magistratura, giornali, intellettuali, istituzioni), quando accade tutto questo, il rischio è enorme.

Il delitto Moro fu un delitto annunciato

Oggi si parla del delitto Moro come derivato da “furore ideologico”, raramente però si dice furore ideologico di sinistra quale era, si definisce la vicenda Moro come la prima volta che le Brigate Rosse attaccarono veramente lo Stato, ricordando la sorpresa in cui precipitò l’Italia e gli italiani: in realtà non fu la prima volta che le Br colpirono, e la sorpresa fu solo per chi non aveva voluto vedere quei segnali, perché non riguardavano personalità importanti come Moro. Era già quasi un decennio che le Brigate Rosse, nate e cresciute e prosperate nel brodo di coltura del Pci, del sindacato comunista e della sinistra estrema, colpivano nella maniera più violenta e intollerante possibile: pochi oggi ricordano il sequestro a Torino, ai primi del 1973, del sindacalista della Cisnal – quindi fascista, secondo loro – Bruno Labate, o quello, avvenuto un anno prima, del sindacalista della Sit-Siemens Idalgo Macchiarini, sottoposto a un delirante quanto assurdo processo proletario dalle Br, le stesse che incediavano le auto o le case dei “nemici”, come Ignazio La Russa. E poi, nel 1972 ci fu il rogo di Primavalle, quando comunisti di Potere Operaio bruciarono vivi un bambino di otto anni e un ragazzo di 22, Stefano e Virgilio Mattei, solo perché fascisti. In questo osannati da quasi tutta la sinistra, Lotta Continua in testa, ma non solo, a fronte di un atteggiamento delle istituzioni criminalmente tiepido, lo stesso che si riscontra oggi quando gli antagonisti scendono violentemente in piazza per picchiare, aggredire, devastare e soprattutto non far parlare altre persone. Questo è il segnale che oggi lo Stato dovrebbe cogliere, perché non fermare queto tipo di intolleranze porta solo al terrorismo. E non dimentichiamo che nel giugno 1973, ossia ben cinque anni prima di Moro, proprio le Brigate Rosse assassinarono con metodi gappisti due missini nella sezione del Msi di Padova, Mazzola e Giralucci, rivendicandolo tranquillamente. Incredibilmente, anche questo segnale non fu colto dallo Stato che lo liquidò come un regolamento di conti tra bande politiche, tra opposte fazioni. E tra gli assassini del greco Mikis Mantakas, “fascista” pure lui, c’era chi poi avrebbwe partecipato al sequestro Moro e alla stagione degli omicidi eccellenti, dopo i quali lo Stato incominciò a capire che esisteva il terrorismo.

I crimini ignorati da Primavalle a Padova

Ebbene, fu a iniziare dal rogo di Primavalle, e poi via in occasione degli altri assassiniii dei missini da parte dei comunisti, che Giorgio Almirante e altri esponenti del Msi, in parlamento e fuori, avvisarono lo Stato che si stava formando un nucleo armato di terroristi sanguinari, terroristi che a volte venivano anche difesi da un costituente come Umberto Terracini, a riprova del fatto che l’Italia nata dalla resistenza fu l’Italia nata dal rancore ideologico e dalla vendetta verso chi la sinistra la combatteva. Il Msi non fu ascoltato, ma se ci si fosse soffermati a ragionare sui fatti, il terrorismo rosso – e in seguito anche quello nero, che non sarebbe mai nato – avrebbe potuto essere stroncato sul nascere, e tanti lutti sarebbero stati risparmiati al nostro Paese. Ma non si vollero ascoltare i “fascisti”, e così il terrorismo rosso per due decenni insanguinò l’Italia. La responsabilità di tutto questo è dei partiti che allora erano al governo, terrorizzati all’idea di andare contro la sinistra o semplicemente di mostrarsi sinceramente anticomunisti, è del Pci, il più grosso partito comunista dell’Occidente che già durante la guera civile italiana e anche dopo fece fuggire i partigiani che si erano macchiati di reati particolarmente gravi, all’estero. E’ delle polizie politiche di allora che indirizzavano, su istruzioni dall’alto ovviamente, le loro indagini suolo da una parte, cercando in tutti i modi di mettere addirittura fuorilegge il Msi, mentre i terroristi rossi continuavano a uccidere e a minare le fondamenta dell’Italia. Non ci sono riusciti: né a mettere fuorilegge il Msi né a sconfiggere lo Stato, perché ci sono state sempre forze in Italia autenticamente libertarie e anticomuniste come il Msi che soi sono battuti su due fronti – comunisti e istituzioni antifasciste – con coraggio e abengazione, riuscendo alla fine ad avere ragione delle forze antidemocratiche.

I prodromi del terrorismo oggi ci sono tutti

Concludendo, oggi quei segnali ci sono tutti di nuovo: intolleranza, violenza, furore ideologico, antifascismo militante. Questo vuol dire la comparsa di una nuova generazione di potenziali terroristi in erba che domani potrà ripetere le gesta dei loro idoli delle Br e simili, iniziando ad attaccare tutti coloro che non fanno giuramento di fede di antifascismo, come i partiti di destra, per poi attaccare tutti quelli che non si uniformino al loro fanatismo ideologico o semplicemente coloro che chiedono ad esempio una gestione più asennata dell’immigrazione di clandestini. Tutti diventano potenziali bersagli dei centri sociali, dei cosiddetti black bloc, degli anarchici insurrezionalsiti, e di tutti coloro che li giustificano o che li tollerano o che soprattutto non intervengono. Fermiamoli, prima che sia troppo tardi… Stavolta ascoltiamo Almirante.