44 anni fa l’infame sequestro del sindacalista Cisnal Labate da parte delle Br

Alle 9,30 del mattino del 12 febbraio 1973 le Brigate Rosse compivano uno dei loro primi atti terroristi: a Torino, in via Baiamonte, veniva sequestrato il segretario provinciale della Cisnal, dipendente di Fiat Mirafiori, Bruno Labate. Il sindacalista venne caricato su un furgone e portato sui colli torinesi dove per cinque ore fu interrogato dai terroristi, che in quegli anni si ersero a nuovi inquisitori, riesumando i tristemente noti “tribunali del popolo” e i loro giudizi sommari. Parte dell’interrogatorio fu condotto in una stanza semibuia e parte nello stesso furgone. Secondo le cronache, successivamente la registrazione dell’interrogatorio fu trasmessa dagli altoparlanti della Fiat e il testo fu affisso nelle bacheche sindacali di Mirafiori, prova evidente delle complicità con le Br a tutti i i livelli. Alle 15:25, rapato a zero e seminudo, venne rilasciato in catene e legato a un palo poco distante dal cancello n.1 di Mirafiori. Sul cartello appeso al collo, oltre ai soliti deliri, si accenna per la prima volta all’urgenza di “organizzare la resistenza proletaria sul terreno della lotta armata”. E in quel momento che le istituzioni sarebbero dovute stare a sentire il Movimento Sociale Italiano e la Cisnal, che già da un paio d’anni mettevano in guardia su quanto stesse accadendo nelle fabbriche e nelle università: un movimento terrorista feroce si stava formando, e se la magistratura e la politica anziché andare dietro al “pericolo fascista” avesse ascoltato, l’Italia si sarebbe risparmiata venti anni di sangue, di stragi, di attentati, di ferimenti, di violenze inaudite. Ma no, per non ascoltare i “fascisti”, le istituzioni, gli Interni, la magistratura, le forze dell’ordine correvano dietro la caccia ai fascisti. Ora la storia ci ha dato ragione. Il rilascio, secondo Curcio che partecipò al rapimento e all’interrogatorio, avvenne davanti a decine di operai che non soccorsero il sindacalista. Ci crediamo, perché i lavoratori vivevano in un clima di terrore creato dalle Brigate Rosse e dai loro fiancheggiatori, che colpivano chiunque si opponesse alle loro violenze.

Quello di Labate non fu né il primo né l’unico sequestro Br

L’azione, che qualcuno potrebbe giudicare minore, fu invece importante, perché significò che la colonna terrorista di Torino era ormai in grado di compiere atti significativi. E non si sarebbe potuto che andare peggio. Come poi in effetti fu. Dopo il sequestro, che non era il primo a opera delle Br, si aprì alla Fiat un periodo di lotta per il rinnovo del contratto. Durante l’occupazione della Mirafiori nacque il cosiddetto movimento dei “ fazzoletti rossi”, all’interno del quale furono presenti anche le Br assieme all’Autonomia organizzata. Come si diceva, quello di Labate non fu la prima azione delle Br: il 20 gennaio 1972 avevano eroicamente bruciato l’automobile di Ignazio La Russa, avvocato e all’epoca responsabile del Fronte della Gioventù (l’organizzazione giovanile del Msi) di Milano. Il 3 marzo 1972, i terroristi comunisti effettuarono il loro primo sequestro, simile a quello di Labate: per 40 minuti fu sequestrato Idalgo Macchiarini, dirigente della Sit-Siemens, che fu sottoposto a un grottesco e ridicolo «processo proletario». Macchiarini fu fotografato con un cartello sul quale compaiono gli slogan “Mordi e fuggi”, “Niente resterà impunito”, “Colpiscine uno per educarne cento”, di maoista memoria, e “Tutto il potere al popolo armato”. Ma era la Cisnal e la sua diffusione tra gli operai che dava particolarmente fastidio alle Brigate Rosse: pochi giorni prima del sequestro Labate, l’11 gennaio 1973, le Br assalirono la sede provinciale della Cisnal di Torino devastandola e malmenando i presenti, definendola come “attività di antifascismo”. 

Il volantino che rivendicava il sequestro di Labate

Pubblichiamo di seguito parti del volantino di rivendicazione del sequestro del sindacalista della Cisnal, messo addosso a Bruno Labate: “Questo è Bruno Labate segretario provinciale della Cisnal, pseudo-sindacato fascista che i padroni mantengono nelle nostre fabbriche per dividere la classe operaia, per organizzare il crumiraggio, per mettere a segno aggressioni e provocazioni, per infiltrare ogni genere di spie nei reparti. Lo abbiamo sequestrato alcune ore fa per fargli qualche domanda in merito: alle responsabilità sue e di alcuni dirigenti Fiat nella tratta dei meridionali assunti tramite la Cisnal; alle responsabilità sue nell’organizzazione di provocazioni attuate da fascisti in combutta con i carabinieri o con i poliziotti come l’ultima alla porta 17; all’organizzazione del crumiraggio in cui capi e capetti di Agnelli e fascisti di Almirante si dividono i compiti; alle responsabilità sue e della Cisnal nell’organizzazione della rete di spionaggio nei reparti che ha condotto al licenziamento di numerose avanguardie; ai suoi incontri col ministro del Lavoro, visto che la Cisnal, anche se sottobanco, viene fatta partecipare alle trattative. Lo abbiamo sequestrato inoltre per fargli sentire sulla sua pelle che gli operai torinesi non tollerano queste coglionate e sono decisi a stroncare ogni tentativo delle canaglie fasciste di radicarsi nelle fabbriche. Lo abbiamo rimesso in libertà rapato e senza braghe per dimostrare ad un tempo l’assoluto ribrezzo che incutono i fascisti e la necessità di colpirli ovunque, duramente con ogni mezzo fino alla completa liberazione delle nostre città. GUERRA AL FASCISMO DI ALMIRANTE E ANDREOTTI! LOTTA ARMATA PER IL COMUNISMO!”