Domani Trump illustra i dazi per molte merci cinesi. E l’Italia quando lo fa?

Per proteggere la produzione nazionale dalla concorrenza – spesso sleale – dell’Oriente, Donald Trump illustrerà domani un “pacchetto di tariffe aggressive” nei confronti della Cina. Lo anticipa Axios, affermando che i dazi riguarderanno prodotti per circa 50 miliardi di dollari all’anno. L’amministrazione, secondo le informazioni confermate da due fonti, ha utilizzato un algoritmo per selezionare i prodotti a cui saranno applicate le tariffe. La scelta dovrebbe mirare a non penalizzare i consumatori americani. Trump insomma vuole super-dazi sulle importazioni cinesi. Il presidente degli Stati Uniti ha disposto il varo di tariffe per “punire” la Cina, rea di aver tratto vantaggi ritenuti scorretti nei rapporti commerciali con l’America. Trump, come riferiscono fonti industriali di alto livello al Washington Post, ha giudicato inadeguata la prima proposta avanzata da Robert Lighthizer: il rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti la scorsa settimana ha suggerito tariffe su 30 miliardi di beni cinesi. Per il giornale, però, la misura è stata bocciata dal presidente che ha replicato con un ordine perentorio -“make it bigger“- chiedendo dazi decisamente più robusti. Non è un caso che le voci si diffondano mentre la Casa Bianca vira decisamente verso la linea del protezionismo dopo le dimissioni di Gary Cohn, ormai ex consigliere economico, e dopo il siluramento di Rex Tillerson, che lascia la guida del Dipartimento di Stato. Entrambi, per mesi, hanno cercato di convincere il presidente a rinunciare ad una strategia commerciale globale basata sull’introduzione di dazi. Tentativo naufragato, come dimostrano gli ultimi passi compiuti a Washington in relazione in particolare alle tariffe su acciaio e alluminio destinate, tra l’altro, a complicare i rapporti anche con l’Unione europea. Anche l’Italia dovrebbe adottare misure del genere, anziché limitari ogni tanto a sequestrare le merci dannose per la nostra salute. Pechino getta acqua sul fuoco e assicura che “non vuole una guerra commerciale” con gli Stati Uniti perché “nessuno ne uscirebbe vincitore” ma adotterà misure per raggiungere con Washington un rapporto commerciale più equilibrato “aprendosi ancora di più” agli investimenti stranieri. Lo ha sottolineato il premier cinese Li Keqiang, alla fine della sessione parlamentare annuale, commentando i dazi annunciati dal presidente Usa sulle importazioni di acciaio e alluminio. Pechino “non vuole” neppure un grande avanzo commerciale verso gli Stati Uniti, ha aggiunto Li che ha anche espresso la speranza che Washington allenti le restrizioni all’esportazione di tecnologia avanzata verso la Cina.