Dalle urne esce a pezzi il grillismo di palazzo: Renzi paga la sua illusione

C’è un effetto speculare in questo trionfo del grillismo di piazza. Ed è la sconfitta, irrimediabile, del grillismo di palazzo, il cui emblema più significativo (ma non l’unico) ha il volto di Matteo Renzi. In questo senso, per il leader del Pd, la Caporetto di queste ore è solo il logico sequel della disfatta patita al referendum del 4 dicembre di un anno e mezzo fa. In quell’occasione, gli elettori ne bocciarono la riforma costituzionale nonostante l’allora premier e la ministra Maria Elena Boschi l’avessero apparecchiata e condita con l’argomento più in uso all’armamentario polemico dei Cinquestelle: la lotta alla casta. Entrambi si illudevano che bastasse inzuppare la nuova proposta di Costituzione nel brodino del  contrasto ai privilegi per renderla meno indigesta agli elettori. Che però non abboccarono. Esito scontato, del resto, dal momento che a lanciare l’amo era stato il capo del partito cardine del sistema e quindi garante morale della “casta” che vi era germogliata intorno. L’effetto sortito, anzi, fu  opposto a quello auspicato: più Renzi tuonava contro vitalizi, rimborsi spese, immunità, più rendeva incandescente lo spiedo sul quale Grillo e i suoi si accingevano a rosolarlo. È andata solo un po’ meglio a Silvio Berlusconi, il quale oggi sconta con un’elezione di ritardo l’eccessiva disinvoltura con cui accettò di appoggiare per circa un anno il governo Monti e di avallarne i provvedimenti più impopolari salvo poi dirne peste e corna in vista della campagna elettorale. Chissà che cosa ne sarebbe stato del grillismo se un leader popolare come Berlusconi ed un partito diffuso e radicato com’era all’epoca il Popolo della Libertà avessero coerentemente difeso le misure adottate anche con il loro attivo sostegno. Fu invece la furberia a prevalere sulla politica e oggi a raccogliere i frutti caduti dall’albero allora scrollato anche da Berlusconi è Di Maio. In compagnia di Salvini che Monti, però, non lo ha mai appoggiato. È vero che con i “se” non si fa la storia e neppure la politica, ma è altrettanto vero che certi tsunami bisogna vederli per tempo. E che all’epoca queste onde fossero già altissime lo si capiva benissimo. Lo storico sorpasso odierno della Lega su Forza Italia è figlio anche di quella colpevole miopia.