Traini: «Ho sentito alla radio la storia di Pamela e ho preso la pistola»

domenica 4 febbraio 11:49 - DI Paolo Lami

«Ero in auto e stavo andando in palestra quando ho sentito per l’ennesima volta alla radio la storia di Pamela. Sono tornato indietro, ho aperto la cassaforte e ho preso la pistola».

Ricostruisce così, di fronte ai carabinieri che lo interrogano, il suo pomeriggio di follia Luca Traini, il 29enne di Corridonia che ieri ha seminato il terrore nel centro di Macerata sparando colpi di pistola a casaccio contro immigrati neri in un raid che ha trasformato il capoluogo marchigiano in una specie di far west.

Poteva finire molto peggio. Ed è stato solo un caso che il tiro a segno da quell’auto in corsa per due ore nelle strade del centro di Macerata non abbia ucciso nessuno. Sei i feriti, tutti immigrati di colore. Ma nessuno in pericolo di vita.

La morte atroce di Pamela, fatta a pezzi da uno spacciatore nigeriano, l’ex-rifugiato Innocent Oseghale ha acceso la scintilla in un cervello non sano. Traini, ha raccontato il suo amico Francesco Clerico, titolare dalla palestra “Robbys” di Macerata, che tre mesi fa aveva dovuto allontanarlo dal club, pur se con dispiacere, per certi suoi eccessi verbali, era seguito da un medico, uno psichiatra che lo aveva definito borderline. Lo stesso amico però non sa spiegarsi il gesto della sparatoria. E racconta come Traini fosse, in realtà, un “buono”, che scherzava con tutti in palestra. E che aveva tanti amici proprio fra gli extracomunitari. Una doppia personalità? Sembra l’identikit di una persona bipolare.

Tutto inizia alle 11 del mattino. Traini sta andando in palestra in macchina, sente alla radio la storia di Pamela. Fa dietrofront, torna a casa e prende la pistola dalla cassaforte. Rimonta in macchina portando con se la Glock, un’arma semiautomatica di fabbricazione austriaca, due caricatori è uno zainetto. Ma prima di iniziare il suo raid, la sua giornata di follia, fa un salto al bar.

«Ciao, vado a Macerata a fare una strage», avrebbe detto Traini a una barista, durante la sosta per un caffè in autogrill, prima di metter in atto il suo folle piano per “vendicare” la morte di Pamela. Che Traini non conosceva personalmente, hanno accertato i carabinieri.

Agli investigatori ha raccontato che la storia di Pamela gli ha riportato alla mente una vicenda  molto simile, quella di un suo amore passato, una ragazza tossicodipendente e vittima, secondo Traini, di uno spacciatore immigrato.

Ingranata la marcia, Luca Traini è partito con la sua Alfa Romeo 164. in testa l’idea di vendicare l’una e l’altra.

Commenti

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  • roby753d@gmail.com 27 febbraio 2018

    Rispolverando le vecchie nozioni di diritto e considerando che: c’è 1 ferimento alla gamba, 1 alla spalla e 4 al busto, nessun decesso, a meno che non mi sia sfuggita la notizia, avvenuti in luoghi diversi, dovrebbe configurarsi il reato di lesioni, o in subordine di tentato omicidio, per ognuno dei ferimenti. Il reato di strage sembra escluso per l’assenza di vittime. Anche la tentata strage forse prevede una unità di luogo e d’azione che non sembra essersi verificata.

  • Mcoluccia@ymail.com 5 febbraio 2018

    E anche i buoni cristiani? Una rete tv cattolica pare debba parlare solo di Traini, che fa comodo alle lobby pseudo cattopd per raggranellare una manciata di voti in piu’.

  • covellaf@aol.com 4 febbraio 2018

    Con quel “POTEVA FINIRE MOLTO PEGGIO” Un giorno, magari, mi si spieghera’ cosa l`articolista Paolo Lami intedesse dire! In guerra, e non mi si dica che non lo siamo ora, gli invasori si respingono e basta, non c`e’ nessun codice di comportamento politicamente corretto che tenga. Pamela? Vittima di guerra pure lei, in guerra ci sono vittime in entrambi gli schieramenti. Luca, hai dato l`esempio, auguriamoci, prima che sia troppo tardi, che nello spirito di conservazione degli italiani, cominciando dai politici, qualcosa si muova quanto prima, non siamo mica un popolo di Zombie! No?