Terza epistola di Mattarella sulle foibe. Ma quando si recherà a Basovizza?

«Il Giorno del Ricordo è stato istituito dal Parlamento per ricordare una pagina angosciosa che ha vissuto il nostro Paese nel Novecento. Una tragedia provocata da una pianificata volontà di epurazione su base etnica e nazionalistica». Ancora una volta, il presidente Sergio Mattarella si affida ad un messaggio scritto per esprimere il dolore ed il cordoglio dell’intera comunità nazionale nella giornata che commemora gli italiani infoibati. Meglio di niente, ma è auspicabile che il prossimo anno il capo dello Stato trovi il tempo e la forza per recarsi personalmente a Basovizza e negli altri luoghi che hanno fatto da cupo teatro all’immane tragedia che settant’anni fa s’abbatté sulle genti istriano-giuliano-dalmate. Sarebbe un modo per suggellare non solo in via formale e protocollare la volontà dell’Italia di non dimenticare le vittime delle foibe né i profughi dell’esodo.

Mattarella non è ancora andato sui luoghi dell’eccidio

Ma torniamo al messaggio presidenziale: «Le foibe – vi si legge -, con il loro carico di morte, di crudeltà inaudite, di violenza ingiustificata e ingiustificabile, sono il simbolo tragico di un capitolo di storia, ancora poco conosciuto e talvolta addirittura incompreso, che racconta la grande sofferenza delle popolazioni istriane, fiumane, dalmate e giuliane». Si scorge tuttavia il tentativo di voler dare una spiegazione in chiave storica di quei tragici quando Mattarella ha messo in correlazione «la violenza del comunismo titino, che scatenò su italiani inermi la rappresaglia, per un tempo molto lungo: dal 1943 al 1945» alla «durissima occupazione nazi-fascista di queste terre, nelle quali un tempo convivevano popoli, culture, religioni diverse, seguì». Tentativo legittimo, ma che deve valere sempre e non solo per i titini.

«Foibe, pagina angosciosa del ‘900»

«I danni del nazionalismo estremista, dell’odio etnico, razziale e religioso – ha continuato il capo dello Stato – si sono perpetuati, anche in anni a noi molto più vicini, nei Balcani generando guerre fratricide, stragi e violenze disumane». Per questo, ha ricordato, è nata l’Unione Europea, il cui obiettivo è «contrapporre ai totalitarismi e ai nazionalismi del Novecento una prospettiva di pace, di crescita comune, nella democrazia e nella libertà». È proprio «grazie all’Ue – ha rivendicato Mattarella – se oggi in quelle zone martoriate si sviluppano dialogo, collaborazione, amicizia tra popoli e Stati».