Siria, le forze pro-Assad in marcia per respingere l’invasore turco (video)

Mentre Ue, Onu e Nato tacciono sull’invasione da parte della Turchia di uno Stato sovrano e indiependente, milizie alleate di Damasco stanno per entrare nella regione di Afrin, nel nordovest della Siria: lo annuncia l’agenzia di stampa ufficiale siriana Sana dopo un accordo che sarebbe stato raggiunto nel fine settimana tra Damasco e le milizie curde. “Le forze popolari arriveranno ad Afrin nelle prossime ore per sostenere la tenacia degli abitanti contro l’operazione di repressione lanciata il mese scorso dal regime turco”, scrive la Sana. Fonti all’interno delle milizie hanno confermato all’agenzia di stampa Dpa che entreranno nella regione dai villaggi vicini controllati dalle forze governative. La notizia è stata riportata anche dalla tv siriana Ikhbariya, dopo che ieri sono trapelate indiscrezioni su un accordo che sarebbe stato raggiunto tra Damasco e i miliziani delle Ypg per il dispiegamento di unità delle forze filo-Assad ad Afrin, enclave curda teatro dal 20 gennaio di una campagna militare lanciata dalla Turchia e dai ribelli alleati dell’Esercito libero siriano. Nel 2016 le fazioni curde annunciarono un piano per un sistema federale nelle zone del nord della Siria sotto il loro controllo. Per Damasco si trattava di una mossa “illegittima”, ma – secondo alcuni osservatori – i rapporti tra le parti sarebbero migliorati dall’avvio dell’offensiva della Turchia. Ankara considera “terroristi” i miliziani delle Ypg. Secondo la Dpa, non c’è nessun accordo tra Damasco e i ribelli curdi attivi nel nord della Siria, anche se sono in corso trattative nel mezzo delle indiscrezioni che parlano di una sorta di collaborazione contro l’offensiva turca nella regione di Afrin. I combattenti curdi di Afrin hanno chiesto a Damasco di difendere lo spazio aereo e il confine dagli attacchi turchi, ha sostenuto da Berlino l’ex leader del Partito dell’unione democratica (Pyd), Salih Muslim. Damasco, ha aggiunto, crede ancora di poter prendere il pieno controllo dell’area, come era prima del 2011, ma i curdi non lo accetteranno.