Trump, un anno da presidente: ma è sempre derby contro il resto del mondo

Donald Trump si prepara a festeggiare il primo anno alla Casa Bianca esattamente nella stessa posizione in cui si trovava un anno fa, cioè nell’occhio del ciclone delle critiche internazionali. Un anno fa era il muslim ban, il contestatissimo divieto di ingresso per tre mesi per le persone provenienti da Iran, Iraq, Sudan, Siria, Libia, Somalia e Yemen, oggi è il suo incredibile shilthole (letteralmente: buco di m..da) rivolto ad Haiti e a quei Paesi africani accusati dal presidente americano di nulla fare per impedire l’esodo migratorio verso gli Usa. Una sfogo davvero poco presidenziale che ha provocato l’alzata di scudi dei leader di mezzo mondo, con l’Onu in prima fila che non ha esitato ad accusare di razzismo l’Inquilino della Casa Bianca.

Trump si è insediato il 20 gennaio 2017

Insomma, a poco più di una settimana dal primo anniversario dell’insediamento del 20 gennaio, Trump sembra non voler proporre alternative al suo modus operandi preferito: il derby “contro il resto del mondo”. Ma poiché é tutt’altro che prevedibile, nulla esclude che qualche sorpresa di segno opposto possa arrivare nei prossimi giorni. Trump, infatti, ha deciso che dopo aver festeggiato il primo anno di presidenza in Florida, volerà alla volta di Davos, cantone svizzero dei Grigioni, per partecipare al World Economic Forum, l’annuale incontro del gotha delle elite mondiali. Le stese cui aveva dichiarato guerra in campagna elettorale a difesa degli americani delusi e traditi dalla globalizzazione. È la prima volta di un presidente Usa al Wef dai tempi di Bill Clinton.

Dopo i festeggiamenti sarà al vertice di Davos

La scelta di andare a Davos è apparsa a molti osservatori come l’inizio di un “nuovo Trump”, un Trump affrancato dall’influenza di Steve Bannon, l’ex ideologo della Casa Bianca che più volte dal suo Breibart, sito on line della destra radicale, ha puntato l’indice contro il «partito di Davos». Bannon è stato determinante per la vittoria di Trump. Ora, però, fra i due la rottura è completa dopo la pubblicazione di Fire and Fury, un libro in cui erano riportate frasi di Bannon oltraggiose nei confronti del presidente. Ci si chiede ora quale Trump andrà in scena a Davos: l’allontanamento di Bannon e la decisione di partecipare al vertice svizzero preoccupano l’ala dura dei sostenitori del presidente, ma la Casa Bianca assicura che il messaggio di America First non subirà modifiche, neppure di fronte alle sofisticate platee globalizzate di Davos. Tuttavia, il fatto che con Trump ci sarà mezzo governo federale, dal segretario di Stato, Rex Tillerson al ministro del Commercio, Wilbur Ross, a quelli  di Lavoro, Energia, Trasporti, a Robert Lighthizer, che media gli accordi di libero scambio, autorizza a pensare che la trasferta di Davos non sarà priva di sorprese.