Mafia Capitale, il 5 marzo processo d’appello. La Procura di Roma insiste

Il processo d’appello per l’inchiesta “mondo di mezzo”, meglio conosciuta come Mafia Capitale anche se la mafia non c’entrava nulla, comincerà il 5 marzo. Appena si saranno chiuse le urne elettorali.

Ventotto gli imputati alla sbarra, 19 dei quali saranno accusati ancora dai magistrati della procura di Roma di associazione di stampo mafioso (articolo 416bis del Codice penale), accusa però non riconosciuta nel processo di primo grado dal collegio presieduto dal giudice Rosaria Ianniello.
Il secondo grado si celebrerà davanti alla III corte d’Appello presieduto da Claudio Tortora che il 13 giugno del 2016 fece cadere l’aggravante della modalità mafiosa ad alcuni appartenenti delle famiglie Fasciani e Triassi.
Nel processo di appello l’accusa sarà rappresentata dai sostituti procuratori Pietro Catalani e Antonio Sensale, affiancati dal pm Luca Tescaroli, uno dei tre pm titolari del processo di primo grado. Così come il maxi processo di primo grado, anche il dibattimento di appello si svolgerà nell’aula bunker di Rebibbia.

Nel luglio i giudici della X sezione presieduta da Rosanna Ianniello inflissero 41 condanne per un totale di circa 250 anni di carcere a fronte dei 500 chiesti dai pm di Roma Paolo Ielo, Giuseppe Cascini, e Luca Tescaroli. I principali imputati, Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, ras delle cooperative, sono stati condannati rispettivamente a 20 e 19 anni. I giudici di primo grado riconobbero l’esistenza di due autonome associazioni a delinquere, nessuna di stampo mafioso.