L’ultima follia della Fedeli: sarà abolito il tema di italiano agli esami

mercoledì 17 gennaio 12:26 - di Monica Pucci

Niente tema di italiano, letterario, scritto, con traccia e sviluppo. L’ultima “rivoluzione”, ma potremmo definirla anche sciocchezza, del ministero della Pubblica Istruzione retto da Valeria Fedeli, il ministro “senza laurea”, riguarda sia gli esami di terza media che la Maturità. Il tema d’italiano potrebbe essere sostituito a breve da una sintesi ragionata degli elementi essenziali di un testo, o da una narrazione costruita a partire da elementi forniti dal docente o dall’argomentazione di una o più tesi, magari fra loro contrapposte. Secondo un articolo della Stampa di Torino, il gruppo di lavoro del ministero sarebbe già arrivato alla proposta per mandare in archivio il tema letterario d’italiano, un classico per decenni di generazioni di studenti.

“Il ministero dell’Istruzione ha presentato le nuove linee guida per la prova di italiano nell’esame di terza media; presto seguiranno indicazioni simili per la maturità. Le linee guida, che sono il frutto del lavoro di una commissione guidata da uno dei nostri migliori esperti, Luca Serianni, infrangono uno degli ultimi tabù della nostra scuola: il tema letterario, da sempre principale cimento per tutti gli studenti”, scrive il quotidiano torinese.

Finora non si era mai osato tanto, anche se alla Maturità, già adesso, al classico tema sono stati affiancati testi sintetici o commenti. La linea nuova del ministero è che sia meglio imparare a sintetizzare che esporre, in maniera logica e conseguenziale, l’esposizione di un testo personale. E’ la logica dei social, più faccine, meno parole, pensieri e libertà di espressione…

Commenti

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  • Elisa 19 gennaio 2018

    Stiamo parlando di rendere interessante generazioni di giovani ebeti, gente che si ritrova ad andare in università senza saper minimamente parlare correttamente,figuriamoci scrivere tesi e ricerche. Indignazione massima è profonda perplessità. Gli esami di stato son sempre serviti a preparare le persone ad affrontare le varie situazioni e l’ansia soprattutto, gestendo il proprio pensiero e sapere. Ora non si vuole più che le persone ragionino. A scuola mi ritrovo studenti che mi chiedono cosa vuol dire approvvigionamento e dobbiamo pure semplificare le prove?! Complimenti!

  • Giovanni 19 gennaio 2018

    E’ una persona con la testa………ma vuota!!

  • mila spicola 19 gennaio 2018

    Attenzione, non è così: al posto di un tema, ce ne sono 4 e richiedono un’attenzione diversa e specifica.

    TESTO NARRATIVO

    In mezzo alla notizia
    Rispetto alla complessità del genere narrativo e alla sua varietà, è importante che l’azione didattica persegua costantemente l’acquisizione delle competenze di lettura e di scrittura, e accompagni con gradualità le alunne e gli alunni, fin dal primo anno del ciclo, si legge sul documento presentato lo scorso 16 gennaio. La lettura iniziale di brevi racconti dovrebbe essere accompagnata da una serie di esercizi che attestino la corretta comprensione del testo: divisione in macro sequenze e sintesi.

    Le tracce d’esame – che possono essere presentate attraverso un breve testo di carattere letterario (che serva da spunto), una frase chiave, un’immagine – dovranno contenere indicazioni precise relative alla situazione (contesto), all’argomento (tematica), allo scopo (l’effetto che si intende suscitare), al destinatario (il lettore a cui ci si rivolge). Tali indicazioni non dovranno essere percepite come una limitazione della libertà ideativa quanto piuttosto come strumenti che, insieme alla correttezza linguistica, aiutino ad indirizzare la creatività delle alunne e degli alunni verso una migliore e più efficace forma espressiva.

    TESTO DESCRITTIVO

    Il testo descrittivo ha lo scopo di fornire al lettore la visione di una persona, di un oggetto, di un ambiente, di una situazione, di fenomeni reali o immaginari. La descrizione può avere carattere oggettivo oppure soggettivo: si può descrivere un personaggio o un luogo per come appare, senza considerazioni di carattere personale; in alternativa l’oggetto può essere invece filtrato attraverso il punto di vista e il sentimento dell’autore.
    È importante che le alunne e gli alunni si esercitino in questa forma complessa di scrittura poiché la descrizione permette di sviluppare l’osservazione, la memoria, l’immaginazione, educa alla ricerca e all’uso di un lessico preciso, aderente a ciò che si vuole rappresentare, offre la possibilità di coinvolgere più ambiti disciplinari (si può descrivere un quadro, un fenomeno fisico, una pianta).

    Come ricordato in precedenza per il testo narrativo, nella traccia è bene esplicitare situazione, argomento, scopo, destinatario, tenendo presente che la funzione orienta il carattere della descrizione: oggettiva per la funzione informativa, soggettiva per la funzione espressiva, oggettiva o soggettiva per la funzione persuasiva. Uno stesso argomento può essere quindi declinato in modi diversi. Gli spunti possono essere tratti dalle esperienze di vita degli alunni (la scuola, la famiglia, gli amici, la città, un viaggio ecc.), o anche dalla visione di un’immagine (un dipinto, una foto, un paesaggio reale o immaginario ecc.).

    È importante che la traccia sia chiara nelle sue richieste e che lasci spazio ad una certa libertà di scelta per permettere alle alunne e agli alunni di esprimere la propria creatività.

    TESTO ARGOMENTATIVO

    Nella comune opinione il testo argomentativo è quel testo nel quale viene posta una tesi – sostenuta da più argomenti, favorevoli o contrari – che si sviluppa con ragionamenti stringenti. Affronta solitamente complessi temi di carattere scientifico-matematico.
    La sua struttura è rigida e vincolata; il lessico rigoroso, specialistico e di non facile accessibilità. Eppure, se si pensa che l’argomentare è, come il narrare, atto linguistico primario, si deve riconoscere che tale atto è legato ai bisogni elementari di ogni studente. Argomenta in forme semplici il bambino che esprime motivatamente una sua opzione; argomenta in forme più articolate, ma pur sempre elementari, lo studente che cerca di giustificare le proprie scelte. Per tali ragioni lo studente dovrebbe essere educato, con attenta gradualità, a motivare in forme sempre più complesse le proprie prese di posizione.

    Lo studente potrà sviluppare un testo argomentativo nel quale, dati un tema in forma di questione o un brano contenente una tematica specifica, esporrà una tesi e la sosterrà con argomenti noti o frutto di convinzioni personali. Il testo dovrà essere costruito secondo elementari procedure tipiche del testo argomentativo, eventualmente con l’esposizione di argomenti a favore o contro. Il lessico dovrà essere appropriato, e lo sviluppo rigoroso e coerente. Nella traccia dovranno essere richiamate caratteristiche e procedimenti propri dell’argomentare.

    L’argomentazione scritta può assumere forme diverse, fra cui:

    dialogo tra due interlocutori con opinioni diverse che si confrontano su un tema ben definito;
    sviluppo di una tesi data rispetto alla quale si chiede di contro-argomentare;
    redazione del verbale di una discussione che deve portare a una decisione;
    riscrittura di un breve testo argomentativo conseguente alla assunzione di un punto di vista diverso rispetto a quello dato nel testo di partenza.

    COMPRENSIONE E SINTESI DI UN TESTO LETTERARIO, DIVULGATIVO, SCIENTIFICO, ANCHE ATTRAVERSO RICHIESTE DI RIFORMULAZIONE

    L’attività di riscrittura di un testo può assumere forme diverse quali ad esempio:

    la riscrittura parafrastica per allargamento, in particolare di un testo poetico;
    la riscrittura riassuntiva, per riduzione;
    la riscrittura plurima per sintesi sempre più stringenti;
    la riscrittura con selezione delle informazioni.
    La riscrittura è un’attività fortemente educativa per l’impegno che richiede e per i vincoli che impone, ed è propedeutica all’affinamento delle tante scritture che lo studente dovrà affrontare nel corso degli studi e, in prospettiva, nella vita professionale.

    Lo studente, dato un testo letterario – una poesia o un breve testo narrativo – dovrebbe dimostrare, attraverso una corretta riscrittura, di averne colto il senso globale.
    Dovrebbe inoltre essere in grado di sviluppare una breve analisi riferita alle scelte lessicali, all’uso della sintassi, alle tecniche usate dall’autore per coinvolgere il lettore.

    Nel caso di un testo poetico, dovrebbe individuare alcune tra le più note e frequenti figure retoriche.
    Nel caso di un testo di divulgazione scientifica o di manualistica scolastica o di cronaca o commento giornalistici, lo studente dovrà farne un breve riassunto dopo averne valutato e selezionato le informazioni. Molto opportuna può essere la richiesta di scandire il testo in macro sequenze, assegnando un titolo a ciascuna di esse.

    • Ida 22 gennaio 2018

      Questo è quanto si faceva già in modo sistematico al biennio della scuola secondaria…e si sarebbe dovuto fare alla scuola media ove, forse per darsi. lustro, i docenti preferivano far leggere ai poveri adolescenti Il gattopardo, I Promessi Sposi…e tanti altri classici …
      La seria riforma fu quella di Luigi Berlinguer che, vedendo quanto scrivevano i docenti nelle programmazioni e nelle relazioni finali scrivevano ( testo narrativo, testo descrittivo, commento, recensione, analisi testuale, articolo di giornale, saggio breve)
      … la sua riforma per la prima prova destò scalpore solo perché non c’era rispondenza tra quanto gli insegnanti scrivevano e quanto effettivamente facevano in classe)…

  • Nonno 19 gennaio 2018

    Evviva l’eredità del ‘ 68 e il 6 di gruppo…e la ministra sindacalista ignorante….

  • Salvo 19 gennaio 2018

    A che servono gli esami di maturità, visto che per andare all’università bisogna superare i test di ammissione?

  • Elda 19 gennaio 2018

    Siamo alla frutta! Povera Italia, stanno eliminando tutto ciò che ci caratterizza.

    • patrizia 19 gennaio 2018

      concordo, voglio fare prove che si inseriranno nei pc con punteggi..si vuole arrivare a quello

  • Roberto 18 gennaio 2018

    Dunque: capisco detestare la fedeli. Ma la proposta è di Luca Serianni. Tutte queste persone che intervengono con l’aria di saperne più di Umberto Eco… sanno chi è Serianni?

  • Roberta Ida Re 18 gennaio 2018

    E già! Da un ministro ” dell’Istruzione” che non sa i congiuntivi e non sa parlare italiano in modo corretto….cosa ci si può aspettare? La prossima volta cercherà di abolire la scuola!

  • Marco Corradi 18 gennaio 2018

    Ve la prendete con una signora che ha scritto “apposto” anziché “a posto” quando la stessa aveva premesso “siamo ignoranti”. Invece di indignarvi con il ministro donna per i suoi strafalcioni nell’uso dell’italiano…

    • Ida 22 gennaio 2018

      A prescindere che sono corretti entrambi i modi di scrivere: apposto e a posto: a posto è una locuzione preposizionale,
      apposta (aggettivo, avverbio)
      di proposito, intenzionalmente, deliberatamente proprio per un fine…
      Ecco ciò che riporta il sito ufficiale dell’Accademia della Crusca: si può scrivere sia “farlo apposta” sia “a posta”, pur essendo molto più diffusa la prima forma, quella univerbata. “Farlo apposta”, dunque, è nato dopo “farlo a posta”, dall’unione della preposizione semplice “a” alla parola “posta”.

  • Armando Bettozzi 18 gennaio 2018

    “NON FA L’ABITO IL MONACO”, si dice
    MA NON A QUESTA QUI – TAL DIR – S’ADDICE!

    “Tema,
    svolgimento…”

    Ma chi è che tiene tanto al nocumento
    di quel che è buono e è bello in questo Stato,
    in questa società, e con ardimento
    si lancia “lancia in resta” da esaltato

    a ricercare in modo certosino
    di giorno in giorno cosa profanare…?
    cosa…condannare a morte – perfino –
    e…questa novità ne è esemplare!…?…

    “Col Tema…basta! Ché ci ha rotto il c***!”
    Ma…se lo tengon rotto, non è il Tema…!
    Piuttosto è nel cervello reso pazzo
    che debbono cercar – se c’è – il …teorema.

    Più scema di così la mente umana
    nessun se l’aspettava…È da sgomento!
    almeno per la gente ancora “sana”.
    E qual’ è il “pro”… di tanto scernimento?

    Superfluo è domandar…Ma c’è il sentore
    pensando pure ad altre…novità…
    che è il “libero pensare” che non va…
    E lo combatterà il…neo dittatore:

    la standardizzazione del pensiero
    il suo appiattimento col virtuale…
    Reazion ci vuol se ancor di te sei fiero,
    se tu col Tema ancor sei solidale!

    Armando Bettozzi
    18 gennaio 2018

  • Teresa 18 gennaio 2018

    Una sola considerazione: la classe dirigente, i medici che ogni giorno affrontano non poche difficoltà, gli avvocati, gli impiegati pubblici e privati e tutta la gente che lavora in qualsiasi campo sono il buon risultato del lavoro di quei docenti che prima di loro avevano fatto il tema di Italiano a conclusione di ogni ciclo di scuola…… peccato però che con la Fedeli ed i politici in genere hanno fallito…..

  • Maria Pintore 18 gennaio 2018

    Per me è la soluzione “più migliore .”

    • salvatore angelo firinu 18 gennaio 2018

      Questa mula zoppa è la più migliore di ogni. Roba da Cottolengo.

  • Paolo 18 gennaio 2018

    Ma aboliamo proprio la scuola! I nostri padri vedevano nella scuola il futuro per i figli, saper leggere e scrivere. Oggi a quanto pare i politici vedono nell’istruzione un pericolo!

    • Teresa Tositti 18 gennaio 2018

      Ovvio, da tempo stanno lavorando per rendere il popolo sempre più ignorante e quindi più facilmente manovrabile. Che squallore e che pericolo………Sono molto contenta di essere anziana perché non vivrò abbastanza a lungo per vedere lo sfacelo totale di questa nostra povera Italia.

  • Mauro Storti 18 gennaio 2018

    Io sarei per l’abolizione del ministro!

  • vittorio papadia 18 gennaio 2018

    L’aver nominato ministro un tale obbrobrio di ignorante squalifica la Ditta Mozzarella & Gentilon associati !i

  • eleonora 18 gennaio 2018

    da una che ha fatto solo le elementari , infatti poi ha fatto i tre anni di una scuola per lavativi pagata dalle regioni , cosa ci si può aspettare ? e ci meravigliamo dei verbi ?

  • steve 18 gennaio 2018

    meno male che a marzo non vedremo questa specie di IT sui banchi del governo….maledetta

  • Simonetta 18 gennaio 2018

    Presto si arriverà a sintetizzare il testo in inglese, prima lingua. Il processo del pensiero viene annullato e sopratutto la nostra identità fondata sui testi letterari. Basterebbe un bignami inglese. Seconda lingua ormai il francese, facoltativo l’italiano, magari a pagamento. Servi dei servi dei servi.

  • Vito 18 gennaio 2018

    Beh… Se tutti scrivono come Alessandra, che ci sia o no il compito di italiano non fa differenza…

    • Maria Flavia 18 gennaio 2018

      Vedo che alcuni preferiscono legnare Alessandra per un italiano non proprio ortodosso, magari dovuto anche al T9 e alla fretta, piuttosto che giudicare l’operato del ministro. Ciò mi porta a pensare che siano d’accordo con lei. Questa scuola è l’ignoranza mascherata da scolarizzazione, ignoranza che fa comodo solo al potere.

    • Patrizia 19 gennaio 2018

      Caro Vito,
      un dubbio mi assale: la scelta dell’uso dell’indicativo in un periodo ipotetico è dettata dal fatto di ritenere la sua affermazione una possibilità reale ma non una certezza oppure è dovuta a quella ignoranza generale della lingua italiana e delle sue regole ortografiche e grammaticali?

  • Paolo 18 gennaio 2018

    Però, facciamo mente locale, aboliamo la scuola, a che cosa serve? A nulla, a spendere denaro inutilmente e ad avere una branco di rozzi giovani ignoranti e una caterva di insegnati in attesa della pensione e del 27 del mese. No, tutti a zappare la terra e coltivare il grano per avere il pane, a governare le vacche e bestiame vario per avere quella dose di proteine che necessitano e a pulire l’orto dalle erbacce. Scuola di vita a 360° e alla sera, tutti stanchi diritti a letto dopo una parca cena, chi sgarra bastonate sui denti!

  • Elisabetta 17 gennaio 2018

    Proporrei l’abolizione della suddetta mi Istria e della dilei commissione. Follia

  • Giovanni 17 gennaio 2018

    Una ministra ignorante messa lì col preciso compito di distruggere definitivamente la scuola!

  • Emilia Ambrosi 17 gennaio 2018

    Ben detto Silvana!

  • Lazzaro 17 gennaio 2018

    Si potrebbe a questo punto eliminare la ministra

    • Duilio 21 febbraio 2018

      Andrebbe bene per i 5stelle, accanto a Di Maio: che bella famiglia Addams!

  • Chiarello Francesco 17 gennaio 2018

    I ragazzi bravi sono promessi gli asini promossi con la raccomandazione. Quindi la ministra pensa bene …tutti promossi e gli esami a cosa servono?ministra elimini anche gli esami

  • Chiara Sinopoli 17 gennaio 2018

    Ignorante oltre ogni immaginazione!

    • Duilio 21 febbraio 2018

      Purtroppo una vergogna per noi bergamaschi…”nsè a post”

  • Chiara Sinopoli 17 gennaio 2018

    Ignorante e vigliacca oltre ogni misura!!

  • Alessandra 17 gennaio 2018

    Si già apparteniamo ad una massa di ignoranti, che non sanno ne parlare ne scrivere. Togliamo pure il tema di italiano, e stiamo apposto. Per carità.

    • Giovanni 17 gennaio 2018

      Ha ragione Alessandra, siamo veramente “apposto”. Lei quale voto ha o aveva, in italiano?

    • Daniele 17 gennaio 2018

      Infatti si scrive a posto. Apposto è un’altra cosa.

    • Fabrizio 17 gennaio 2018

      *né
      *a posto

    • Stefano Dall'Agata 18 gennaio 2018

      Magari “stiamo a posto”, non “apposto”.

    • rino 18 gennaio 2018

      sì (con l’accento), virgola, tra ignoranti e che non ci va la virgola, né non ne, a posto, non apposto. ah, la d eufonica andrebbe utilizzata soltanto davanti a parole che cominciano con la stessa vocale, quindi a una massa e non ad una massa.

  • Silvana 17 gennaio 2018

    Si potrebbe proporre alla ministra di abolire completamente l’esame di maturità. D’altronde non se ne vede l’utilità. È sufficiente essere sindacalisti o steward per diventare ministri

    • Emilia Ambrosi 17 gennaio 2018

      Ben detto Silvana! Contano gli sponsor !

    • MarioD6 18 gennaio 2018

      Ha pienamente ragione, inoltre il tema di italiano presenta enormi problemi per gli extracomunitari che non lo sanno nemmeno parlare, figuriamoci scriverlo….!!! La Ministra si è ricordata delle sue difficoltà quando ha fatto l’esame di idoneità alle scuole elementari. Da lì in avanti non ha più scritto perché il sindacato è solo urlato negli altoparlanti davanti alle fabbriche e nei cortei.

  • Sabino Piccinelli 17 gennaio 2018

    Comporta la non necessità di conoscere la letteratura italiana: chi non legge , classici o moderni, non può imparare a scrivere , specie usando la consecutio temporum . Il ra. La capacità ragionativa si evolve proprio da tale studio abbinato all’analisi logica. Il massimo sarebbe saper interpretare, analizzare un testo e quindi esporlo in modo sintetico . Tale mio scritto è stato fatto di getto senza correzioni, a memoria dopo aver letto una sola volta il Vs testo. Sono un commerciante ma laureato in giurisprudenza ( penalistica) e non posso che essere assolutamente contrario,

  • oscar pesiri 17 gennaio 2018

    l tema di italiano era diventato,senza se o ma, u esercizio di copia esu argomenti ripetitivi! . I Lo sostituirei con un confronto critico e di inquadramento dell’argomentoi el personaggio trasportandolo ai nostri tempi! sarebbe interessante!

  • Paola 17 gennaio 2018

    A questo punto eliminiamo gli esami !!!!

  • mauro 17 gennaio 2018

    Se vero penso che ci sia un disegno preciso per affossare la scuola italiana. Ma non per colpa del ministro, ma di chi lavora al ministero. Sicuramente sarebbero tutti da cacciare per incapacità.

  • Sabino Gallo 17 gennaio 2018

    Questa è proprio una bella difesa della nostra lingua e della nostra Patria!!
    Togliamo i congiuntivi, eliminiamo le lezioni di italiano e gli “esami” ed avremo “asini liberi” nel grande “prato” del nostro pianetino. Inizialmente , questo cambiamento darà maggiore libertà ai nostri nipotini italiani ed anche ai “nipotini” che arrivano già “fatti” o da fare con organi riproduttivi almeno in parte importati! E per facilitare la crescita di tutti , cominciamo fin dalla loro nascita a “speakare” inglese, in modo da fornire a tutti i nipotini una buona “giustificazione” per sbagliare sia in italiano che in inglese! Niente da aggiungere ! Se, poi, incontriamo un Mosco-vici che si sforzerà di dire delle cose in italiano , noi potremo orgogliosamente dire che la nostra lingua è un nuovo “inglese a caso” (meglio se con de “z” ) , ma con il suono dei nostri antenati. Che di lingue “moderne” capivano poco! Stupidi antenati , che utilizzavano “tanti congiuntivi inutili” ! Ed un nostro eventuale interlocutore inglese, orgoglioso di aver appreso una parola di italiano , risponderebbe : “CAZZAROLA ! ” . Ma i nipotini non capirebbero , ritenendola inglese. E, per farsi belli, ripeterebbero : “Ketsirouls” ?