Di Maio e la giravolta sull’euro. Ecco perchè i pentastellati sono alla frutta

E così Luigi Di Maio adesso dice che si, si può restare nell’euro. Euro che magari non sarà la migliore delle monete possibili, ma che non è più a rischio dei Vaffa a Cinquestelle. Di Maio è libero di cambiare idea, ci mancherebbe. Come anche noi siamo liberi di segnalare le sue disinvolte giravolte. Soprattutto se e quando accadono in avvio di campagna elettorale. La capriola del leader pentastellato, confezionata nel salotto di Bruno Vespa, segnala (purtroppo per loro) la realtà di un Movimento nel quale inizia il disfacimento di tutte le certezze che avevano profuso dal trionfale ingresso sulla scena politica. I grillini hanno preso una caterva di voti perché hanno suscitato tante aspettative, tante speranze: tutte puntualmente disattese. I tanti italiani che hanno creduto alla loro volontà di cambiamento e che li hanno messi alla prova, hanno potuto toccare con mano – vedi Roma –  la maledizione dell’improvvisazione e la loro assoluta incapacità di risolvere ogni contingenza amministrativa. Adesso, danno dopo danno e capriola dopo capriola, è arrivata la volta della piroetta sull’euro. Imprevista dai più. Ma comprensibile dato che si presenta per governare questo disgraziatissimo Paese il Di Maio e perciò qualcuno deve avergli suggerito di essere perentorio col popolo, ma rassicurante alle orecchie dei poteri che contano. Niente più grida perciò, niente sfottò e niente accuse brutali stile Grillo versione 2013. L’ordine di scuderia 2018 è rassicurare, blandire, moderare. Un modo magari furbo, ma certo non nuovissimo di chiedere consensi. Un modo molto, troppo democristiano per non essere smascherato immediatamente. Ma tant’è. Farà pure schifo, avrà pure danneggiato l’economia, ma adesso l’euro per i grillini (già incazzati) può restare nelle tasche degli italiani. La fuoriuscita a suon di referendum dalla moneta unica può attendere. C’è altro da fare e da pensare per Di Maio. L’ordine è scalare il palazzo del potere. Perciò addio ai vaffa day e tanti saluti alla democrazia diretta!