Boia chi molla! Lo slogan inguaia la Prestipino. Ma è davvero fascista?

Lei si chiama Patrizia Prestipino ed è un’esponente della direzione del Pd, romana, candidata alla Camera. La scorsa estate aveva fatto parlare di sé per un’espressione politicamente scorretta sul dipartimento mamme del partito di Renzi. Aveva sostenuto che in Italia, paese sempre più anziano, se si vuole continuare “la nostra razza”, bisogna sostenere le politiche della natalità. Non ha detto “razza bianca”come il leghista Attilio Fontana, candidato governatore della Lombardia, ma ci è andata vicino e si è beccata rimproveri e bacchettate dai custodi della purezza democratica della lingua italiana.

Adesso l’ha di nuovo fatta grossa, postando su Instagram l’augurio che i suoi studenti le hanno inviato come incoraggiamento per la campagna elettorale: “Boia chi molla, prof!”. Slogan “fascista” è stato subito detto. In realtà è figlio della rivolta (nella foto che illustra l’articolo) di Reggio Calabria del 1970 – egemonizzata dai missini di Ciccio Franco – e poi è stato utilizzato dal Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del Msi, nello slogan di piazza “Contro il sistema la gioventù si scaglia/boia chi molla è il grido di battaglia”. Infine si è trasferito nelle curve, amato dagli irriducibili e dagli ultras. Ma Prestipino tutte queste sottigliezze le ignora e ha risposto entusiasta: “Grandi, vi amo!”. E così si è messa nei guai un’altra volta. Ha cancellato il post dopo 26 minuti dalla pubblicazione e la sua gaffe ha fatto il giro del web. Lei si è giustificata dicendo che la sua pagina sui social è gestita dalla nipote.

Prestipino fa quasi tenerezza: ci fossero state ancora le scuole di partito lei in simili inconvenienti non sarebbe inciampata. Le avrebbero spiegato che “razza” è termine sospetto e che Boia chi molla! è appropriato solo in bocca a un simpatizzante di CasaPound. La poverina, invece, si muove come una sprovveduta nel mare fluttuante degli umori in rete senza un briciolo di cultura politica (problema trasversale, purtroppo, ma questo è un altro discorso…).

E allora val la pena di precisare che l’origine del motto Boia chi molla!  (forse risorgimentale o forse dannunziano) si ritrova in una fonte precisa: il saluto di Roberto Mieville a Gaetano Tumiati nel Fascist Criminal Camp di Hereford, nel 1944: “Ghitan!Sapevo che ti avrei trovato qui. Boia chi molla! Gente come noi non si rassegna”. Episodio raccontato nel libro dello stesso Tumiati, Prigionieri nel Texas, e ricordato nella voce Boia chi molla! del libro di Luciano Lanna e Filippo Rossi Fascisti immaginari.

In ogni caso, la bacheca della Prestipino è diventata luogo di acceso dibattito con due schieramenti contrapposti: quelli che la difendono e la invitano a non curarsi dei detrattori e quelli che la accusano di compiacenza verso atteggiamenti fascisteggianti. Finché non è arrivato Federico Palmaroli, l’inventore della pagina di grande successo “Le più belle frasi Osho” che ha buttato là la sua provocazione: “Ma quale frase fascista, ormai è entrata nello slang giovanile. Questo antifascismo ve sta’ a sfuggì de mano…”. Che abbia ragione proprio lui? Che l’incidente occorso alla Prestipino stia lì a dimostrare che il linguaggio si evolve a dispetto delle ideologie? Già: perché se un motto, uno slogan, è di così largo uso da perdere i suoi connotati politici e da finire sulla bacheca di una candidata del Pd significa che è ormai parte del nostro linguaggio. Con buona pace dei pruriti antifascisti.