Il romanzo sulla nemica di Maria Antonietta: la fake new che demolì la corona

Lo scandalo della collana di Maria Antonietta è talmente noto che più di uno scrittore si è ispirato a quella vicenda, a cominciare da Alexandre Dumas, mentre gli storici hanno da tempo sottolineato il ruolo devastante che quella truffa – nella quale fu tirato in ballo anche Cagliostro – ebbe sull’immagine della Corona di Francia. Un formidabile aiuto fornito ai rivoluzionari. Il cinema e anche il fumetto non hanno potuto fare a meno di recuperare quella pagina di storia sulla quale il giudizio dei posteri è ormai assodato: Maria Antonietta era innocente. “Una cosa soltanto risulta incrollabilmente certa – scrisse Stefan Zweig nella sua biografia della sovrana – Maria Antonietta non ha avuto la minima idea del gioco delittuoso con cui si abusò del suo nome, della sua persona, del suo onore… fu innocente in modo assoluto, fu esclusivamente vittima e non connivente e tanto meno complice attiva nella più audace truffa e beffa che la storia ricordi”.

Il bel romanzo di Brunella Schisa, La nemica (Neri Pozza, pp.428, euro 18), rilegge oggi quel colossale intrigo mettendo al centro della narrazione l’avventuriera che avrebbe escogitato tutto l’inganno, manipolando il cardinale Rohan e addirittura ingaggiando una comparsa per farle vestire i panni della regina, a nome della quale vergava false lettere. Indubbiamente la contessa Jeanne de la Motte, la nemica della regina, bella e spregiudicata, è personaggio di statura notevole, a suo modo tragico, espressione di una personalità sinistra. Ma certamente la contessa, che vantava di essere discendente dei Valois, non raggiunge la levatura morale di una vera eroina.

Lo stratagemma utilizzato dall’autrice per riannodare tutti i fili dell’intricato affaire della collana è quello di ripercorrerne le tappe attraverso un giovane gazzettiere, il quale nelle pagine iniziali del romanzo assiste al feroce lavoro del boia ai danni di Madame de la Motte (il marchio di fuoco sulla spalla) e ne rimane fortemente impressionato, finendo con lo sposare la causa di una “vittima” in realtà potentissima perché poteva godere dell’appoggio interessato di tutti coloro, ed erano molti, che volevano la distruzione della monarchia francese o anche solo aspiravano a una vendetta personale.

Così seguiamo il giovane giornalista nella prigione parigina dove Jeanne de la Motte viene rinchiusa, prendiamo parte alle sue imprese per favorire la fuga della contessa, e tramite il suo sguardo e il suo stato d’animo assistiamo ai primi passi di quella che sarà chiamata la Rivoluzione francese, a cominciare dalle riunioni nel palazzo del duca d’Orleans fino alle sedute degli Stati generali che Luigi XVI non fu in grado di evitare, affrettando la sua fine.

Il romanzo ricostruisce molto bene il modo in cui tutta Parigi venne raggirata dalla colossale bufala della collana, cui seguirono altre fake news che miravano a infangare la regina: non solo il memoriale di Jeanne de la Motte, rifugiata in Inghilterra, che ancora puntava l’indice contro Maria Antonietta ma innumerevoli libelli, uno più menzognero dell’altro, diffondevano sulla regina ogni sorta di pettegolezzo: tre anni dopo il processo della collana Maria Antonietta era già irreparabilmente malfamata come la donna più lasciva, perversa, ipocrita, tirannica mentre la sua calunniatrice, la nemica Jeanne, passa per “vittima innocente”.

Una storia dunque che impartisce una lezione attualissima in tempi in cui gli umori popolari, così facilmente manipolabili, sono tenuti in gran conto e in cui le strategie politiche e quelle del gossip e delle macchine del fango risultano strettamente intrecciate.