Boldrini all’Accademia della Crusca: “sindaca” e “ministra” nel vocabolario

Se parole come “sindaca”, “assessora” o “ministra” vi fanno venire l’orticaria, non cercate conforto nell’Accademia della Crusca: non lo troverete. Il tempio della lingua italiana ha da tempo ceduto alle lusinghe della neolingua, accogliendo i diktat di quella che per stessa ammissione del suo presidente, Claudio Marazzini, è una «radicalizzazione ideologica». E il cui alfiere – o la cui alfiera? – è Laura Boldrini.

Boldrini alla Crusca raccomanda la neolingua

Un “sodalizio” ideale, quello fra la presidente (presidenta?) della Camera e l’Accademia, che è stato rinnovato proprio in questi giorni, quando Boldrini, nel discorso tenuto a Firenze di fronte agli Accademici, ha ribadito: «Per qualcuno il linguaggio di genere è un tema superfluo, io ritengo che abbiamo indugiato fin troppo: è indispensabile procedere con questa doverosa azione di rinnovamento». In realtà, il processo di “sostituzione linguistica” è in atto da tempo e la stessa Crusca ne è stata partecipe, collaborando, per esempio, a campagne come quella finanziata dalla Regione Toscana sulle “Linee guida per l’uso del genere nel linguaggio amministrativo». Spiega la linguista Cecilia Robustelli, che ha curato il progetto e che da oltre un quindicennio collabora con l’Accademia, che «ciò non vuol dire, deve essere chiaro, che la Crusca li impone». Ma l’Accademia «ha difeso più volte l’uso di questi termini, ineccepibili dal punto di vista linguistico».

La «radicalizzazione ideologica» dell’italiano

“Sindaca” o “assessora”, però, non sono “petaloso”. E dietro la loro diffusione, come ha spiegato più di recente Marazzini, sono un fatto tutto ideologico. «Invocare la grammatica per condannare “il sindaco” usato per una donna o viceversa per condannare “la sindaca”, a sua volta usato per una donna, non ha senso. L’una o l’altra condanna derivano o da radicalizzazione ideologica o da affezione alla tradizione linguistica», ha chiarito il presidente della Crusca, aggiungendo che «i nomi femminili ministra, sindaca (quest’ultimo favorito nel suo innegabile successo dalle recenti elezioni di Roma e Torino) non dipendono dalla grammatica, che accetta sia il maschile tradizionale sia il femminile innovativo, ma da una battaglia ideologica trasportata nella lingua dalle donne (o da alcune di esse) quando conquistano nuovi spazi in politica e nel mondo del lavoro».

Chi ha deciso che la maggioranza vuole «sindaca»?

Marazzini si è anche raccomandato di non stigmatizzare chi preferisce utilizzare gli “antichi” sindaco e assessore, ma ha sottolineato che «naturalmente sarà bene cercare di convincerlo ad adattare le proprie scelte al mutamento della società, ma dovrà essere una lezione di razionalità, non un anatema». «La lingua è una democrazia, in cui la maggioranza governa, i grammatici prendono atto delle innovazioni e cercano di farle andare d’accordo con la tradizione, e le minoranze, anche ribelli, hanno pur diritto di esistere, senza dover temere la gogna mediatica», ha spiegato ancora Marazzini. Ma siamo davvero sicuri che la maggioranza sia quella del “sindaca” e “assessora” e non viceversa? Soprattutto, chi lo ha deciso e sulla base di quale studio?

Ma la nuova frontiera è la @

L’impressione, invece, è che “sindaca”, “assessora” e simili siano invisi alla maggioranza degli italiani, un po’ perché “suonano male”, ma un po’ anche perché sono vissuti come l’ennesimo frutto della dittatura di una minoranza «ideologicamente radicalizzata» e per questo lontana dal sentire comune del Paese. Una dittatura che, per altro, ormai ha già superato anche il confine della desinenza maschile o femminile, come dimostra il documento politico della giornata del 25 novembre, quella contro la violenza sulle donne fortemente sostenuta anche dal presidente (presidenta?) della Camera. Lì non si usa nemmeno più la “a” al posto della “o”, lì sono arrivati alla @ al posto di qualsiasi desinenza, come segno di inclusione delle persone Lgbtq+ (dove il più sta a significare che in fatto si orientamento sessuale vale tutto). Boldrini su questo ancora non sembra essersi espressa, ma sappiate che se volete davvero essere à la page la nuova frontiera è questa e non dovete avere paura della grammatica: la questione, tanto, è tutta ideologica.