Berlusconi, al via l’udienza di Strasburgo. Tutti i dubbi che i giudici devono sciogliere

In un’aula strapiena è cominciata puntuale alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo la prima e unica udienza sul ricorso presentato a settembre 2013 da Silvio Berlusconi contro la decadenza del suo mandato di senatore e la sua ineleggibilità, sancite dalla legge Severino. E come riporta il Giornale, non sono solo Silvio Berlusconi e i suoi legali ad avere dei dubbi sulla regolarità della estromissione del Cavaliere dal Senato nel 2013. A Strasburgo, dopo gli interventi del governo italiano e dei legali del leader di Forza Italia, prendono la parola i giudici, ai quali la procedura della Corte europea dei diritti dell’Uomo consente di porre domande e richieste di chiarimento.

Berlusconi a Strasburgo, le domande dei giudici

I giudici cui la presidente Angelika Nussberger dá la parola dimostrano di avere studiato a fondo la pratica. E alcune delle domande che rivolgono sollevano questioni che, se il governo italiano non saprà rispondere in modo convincente, confermeranno che il ricorso dei legali di Berlusconi è fondato. Riporta ancora il Giornale, comincia il giudice albanese Ledi Bianku, che raccoglie uno dei temi sollevati dalla difesa dell’ex premier: in cosa il caso di Augusto Minzolini era diverso da quello di Berlusconi? Perché il senatore azzurro, anche lui condannato, ha potuto restare in Senato? Il tema è quello della discrezionalità della decisione, e quindi della sua utilizzabilità a fini politici.

Attesa per le risposte delle parti

Forti le domande del giudice portoghese Paulo Pinto de Albuquerque. Perché, chiede, nella Giunta del Senato venne cambiato il relatore, che si era espresso contro la decadenza di Berlusconi? Perché in aula il voto è stato a scrutinio palese, se il regolamento prevede che nei caso che riguardano le persone si vada a scrutinio segreto? E qual è la differenza tra la ineleggibilità prevista dal codice penale e la incandidabilitá prevista dalla legge Severino? Perché una è considerata una pena e l’altra, che è più severa, secondo il governo italiano non lo è, e quindi può essere applicata retroattivamente? E soprattutto, perché contro la decadenza degli amministratori locali si può ricorrere alla magistratura e per quella dei parlamentari non c’è rimedio? Attesa per le risposte