Amazon, ma se Bezos è così liberal come mai i suoi operai scioperano?

Sarebbe bello se il caso Amazon, scoppiato da noi nell’immediatezza di questa nuova orgia consumistica denominata Black Friday (e che, invece di un solo venerdì, abbiamo visto durare una settimana intera) ci insegnasse qualcosa. Dovrebbe, almeno. Perché altrimenti saremmo un branco di idioti. Jeff Bezos grazie ad Amazon è diventato l’uomo più ricco del mondo. Ed è pure un liberal tutto d’un pezzo, fiero sostenitore e finanziatore di ogni diritto negato, di ogni pluralismo conculcato, di ogni libertà violata. Bezos è, insomma, un vero simbolo dei liberal di ogni dove. Tant’è che Matteo Renzi s’è fatto in quattro per incontrarlo. Difensore di ogni immigrato e di ogni immigrazione, contrario ad ogni frontiera e ad ogni muro e, manco a dirlo, contro Trump: ecco chi è Bezos secondo l’iconografia che -dai Clinton agli Obama– si è cucita addosso. È l’eroe di ogni politica corretta, di ogni saper vivere, di ogni saper lavorare e di ogni saper produrre: è la nuova e moderna declinazione di ogni nuova e moderna democrazia. E però, ecco il punto: se il patron di Amazon è questo e tanto altro ancora, com’è possibile che i suoi dipendenti scioperino? Come mai si azzardano a incrociare le braccia e a chiedere migliori condizioni di lavoro? Turni meno gravosi e stressanti? Controlli meno asfittici? Diritto al riposo e alla pausa? Uno come Bezos, con quel surplus di cromosoma liberal, dovrebbe già sapere, prevedere ed avere per i suoi dipendenti il massimo del rispetto. E invece li sfrutta. Addirittura li opprime, li tormenta secondo una espolsiva inchiesta dell’inglese “Sunday Mirror” che chissà se e quando potremo vedere anche in Italia e della quale Maria Giovanna Maglie ha scritto per Dagospia, snocciolando dati e fatti. Ne vien fuori un ritratto di una azienda e di un suo proprietario che sarà liberal di idee, ma che risulta schiavista di fatto. Uno che s’è comprato il Washington Post per bacchettare i reazionari, mentre tratta i suoi dipendenti né più e né meno di come (a parità di condizioni) gli illuminati democratici a stelle e strisce trattavano gli schiavi nelle piantagioni prima che il reazionario repubblicano Lincoln li liberasse. Ecco, per non fare sempre la figura degli idioti, pensiamoci. Riflettiamo su questi dati di realtà prima di credere alle schiocchezze che tv e internet ci propinano. Vale per Jeff Bezos e per il suo impero. E per tutti gli altri falsi profeti del liberalismo globale.