La procura di Firenze tira la volata a Berlusconi: lo indaga per mafia

Che lo facciano apposta per fargli vincere le elezioni? Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri di nuovo indagati dalla procura di Firenze come mandanti occulti delle stragi del 1993. Un’accusa (assurda) che va avanti da anni, tra archiviazioni e reiscrizioni, e che s’inabissa come un fiume carsico per poi riemergere in prossimità delle elezioni. A pensar male si fa peccato, diceva qualcuno, ma spesso ci si azzecca. Tanto più che questa volta a indurre i magistrati fiorentini a rispolverare il fascicolo sono alcune intercettazioni ambientali che raccolgono frammenti di conversazione tra il boss Giuseppe Graviano e il codetenuto Umberto Adinolfi. Parole scambiate nel corso dell’ora d’aria concessa ai carcerati, ma parole tutt’altro che scappate di bocca. I due – come hanno rilevato i legali di Dell’Utri – sapevano benissimo di essere inquadrati e intercettati.

Rispunta l’accusa di essere mandante occulto delle stragi del ’93

Ne parlano fra di loro il 3 febbraio del 2016: «Sì, Umbe’, ci hanno messo qua per le telecamere pronte, forse hanno messo le telecamere», dice Graviano all’interlocutore. Telecamere disseminate lungo il loro tragitto quotidiano. Ma che i due avevano ben individuato. Quale genuinità, non diciamo probatoria, ma persino indiziante può rivestire una conversazione intercettata a due che sapevano di essere intercettati? Nessuna, evidentemente. Ma il feticcio dell’obbligatorietà dell’azione penale trova sempre nuovi cultori ed ecco quindi riprendere corpo il teorema giudiziario, collegato all’altro, tuttora in piedi a dispetto di assoluzioni e proscioglimenti, relativo alla cosiddetta trattativa Stato-mafia di cui si stanno occupando i giudici di Palermo. Secondo l’ipotesi accusatoria, infatti, nel 1993 Berlusconi e la nascente Forza Italia, tramite Dell’Utri, sarebbero stati individuati come il movimento cui consegnare l’Italia attraverso l’escalation stragista. Escalation che sarebbe dovuta culminare in una domenica di calcio con una strage di agenti e carabinieri in servizio presso lo stadio Olimpico di Roma.

Salvini e Gasparri solidali con Berlusconi

Questo è il racconto del pentito Spatuzza. Mai confermato, però, dallo stesso Graviano che pure di recente ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere. Non solo, paradossalmente, a confutare in radice Spatuzza c’è soprattutto la sentenza di condanna di Dell’Utri che fa finire al 1992, cioè un anno prima dei fatti ora contestati, il concorso esterno dell’ex-senatore nei confronti di Cosa Nostra. Con queste premesse, non stupisce che l’iniziativa della procura sia stata accolta con un certo scetticismo anche fuori da Forza Italia. Matteo Salvini dice che indagare Berlusconi per le stragi di mafia è «ridicolo». «Andrò a salutarlo giovedì sera al suo comizio a Catania», fa sapere. Di «magistratura politicizzata» che «ha tenuto il suo comizio di chiusura basato su falsa propaganda in vista delle elezioni siciliane di domenica», parla invece il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, che poi aggiunge: «Rilanciare da Firenze il coinvolgimento di Berlusconi in vicende che hanno visto protagonista la mafia è allucinante, oltre che ampiamente smentito in inchieste analoghe».