La dolce vita di Cesare Battisti: se la spassa in Brasile alla faccia nostra

La bella vita di Cesare Battisti che se la spassa in Brasile; Musica jazz, foresta amazzonica sullo sfondo, ostriche e champaghe. Ma anche birra per brindare col ghigno di chi la sa lunga l’ennesimo successo contro la giustizia.

Battisti e la bella vita in Brasile

È un réportage del Giornale firmato da Paolo Manzo a illustrare, come testimone in loco, la bella vita che conduceva e continua a condurre, Cesare Battisti in Brasile. «Siamo sulle sue tracce visto che Cananéia è uno dei due indirizzi da lui forniti ai poliziotti dopo l’arresto di mercoledì scorso a Corumbà, alla frontiera con la Bolivia. Battisti – scrive l’inviato –  che è stato liberato per decisione del giudice José Marcos Lunardelli venerdì scorso e che sabato mattina se ne è tornato da solo tranquillamente a San Paolo, sbarcando all’aeroporto di Guarulhos senza che nessuno lo aspettasse, né gli avvocati né uno straccio di poliziotto. Battisti se ne sta adesso tranquillo nella casa che lo ospita circondato dalla splendida Mata Atlantica, una foresta incontaminata seconda come bellezza solo all’Amazzonia.»

Musica altissima e ostriche

Questo è Cesare Battisti, terrorista condannato a due ergastoli e “da sempre” latitante in Brasile (che ha sempre negato l’estradizione). Del resto da uno che brinda davanti ai fotografi dopo essere stato arrestato e poi scarcerato che ci si può aspettare? Che se ne freghi della giustizia, del prossimo e del buon gusto. «L’autista di Uber che proprio a Cananéia mi sta portando – scrive il Giornale – conosce benissimo questa minuscola cittadina di pescatori finora famosa solo per le sue ostriche, tra le migliori di tutto il Brasile ma ultimamente alla ribalta delle cronache internazionali per un’altra ragione. Ovvero Cesare Battisti, l’Oudini della fuga, il terrorista italiano più ricercato al mondo, l’assassino dal ghigno beffardo che soccorso rosso protegge da 7 lustri».  L’ex terrorista dei Pac sta ascoltando musica jazz e poi il rock duro degli Zeppelin, a volume così alto che quando il cronista del Giornale prov bussare alla porta e a gridare, Battisti non lo sente («se sia una strategia per tenere lontano gli scocciatori o semplicemente un altro modo di essere strafottenti questo non è dato sapere».

Il giallo degli indirizzi

Poi c’è la storia degli indirizzi: un giallo, Battisti, che dovrà presentarsi una volta al mese in tribunale per mettere una firma e comunicare alle autorità eventuali spostamenti, avrebbe fornito un indirizzo falso, almeno secondo un quotidiano locale, tanto che ersino la moglie Joyce lo scorso fine settimana aveva detto alla polizia di non sapere dove l’uomo si trovasse. Poverino, spiegano gli avvocati, ha cambiato casa da poco e non ricordava l’indirizzo. Comunque la sua residenza rimane Cananéia (rua Francisco Chávez 203) in pieno centro, ed è lì che il giornalista si fa portare scoprendo l’umile vita condotta dal pluriomicida. «Un edificio a due piani tipico della classe media. Finalmente riesco a parlare col suo «caseiro», come lo chiamano in Brasile, una sorta di portiere tuttofare e bodyguard. Si chiama Paulo e mi dice che “il signor Battisti sta riposando”, nonostante la musica altissima. Per fortuna a voler parlare ci sono i vicini. Come la signora Liliane che gestisce un negozietto di articoli da regalo. Proprio di fronte e che mi conferma che lo si è visto in giro tranquillamente». Per poi aggiungere: «È una bravissima persona e sempre molto gentile con tutti qui». Gentile e strafottente, gentile e vergognoso.