Il Pd festeggia dieci anni di vita. Ricolfi: ecco perché non ha futuro

Oggi – 14 ottobre, data dell’elezione della Costituente per il Pd nel 2007 – il Pd festeggia i suoi 10 anni di vita, tra risse interne, contraddizioni, delusioni degli elettori e battaglie perse. La festa si svolgerà al teatro Eliseo di Roma: Romano Prodi il grande assente, e non ci sarà neanche Pierluigi Bersani. Ma Matteo Renzi si consola: alla festa, sottolinea, ci sarà Walter Veltroni, primo segretario del Pd. Dopo Veltroni si sono alternati al timone del partito Franceschini, Bersani, Epifani e Renzi. 

I dieci anni di vita del Pd meritano un’analisi approfondita, al di là della retorica celebrativa. La tenta il sociologo Luca Ricolfi in un editoriale sul Messaggero nel quale mette subito in chiaro che “nel Pd ha prevalso l’anima modernizzatrice e mercatista della Margherita, di cui Renzi è stato un efficace interprete”. Ricolfi, che considera inutilmente nostalgica e improduttiva la critica degli scissionisti, non può non partire dal dato generale della crisi della sinistra in tutti i paesi occidentali: “La sinistra – scrive – è in crisi perché il modello della Terza via non ha funzionato, come del resto ha da tempo riconosciuto il suo maggiore teorico, il sociologo britannico Anthony Giddens. La sfortuna del Pd è stata di nascere nel 2007, ossia l’esatto istante in cui la crisi (appena scoppiata negli Usa, con la bolla dei mutui subprime) stava per mandare in frantumi i sogni riformisti degli anni ’90, quando i vari Clinton, Blair, Schroeder, Prodi, D’Alema, Veltroni, scommisero sul cockatil mercato-riforme-democrazia. E’ allora che, sulla scena del mondo, la competizione tra destra e sinistra divenne una competizione fra due modi solo marginalmente diversi di gestire il mercato…”. 

Ecco allora che, partendo dall’analisi di Ricolfi, si capisce come  la sinistra venga “punita” per non avere saputo governare la globalizzazione mentre si fanno avanti nuove domande di protezione cui le destre danno risposte più efficaci e risolute,mentre il fronte progressista balbetta e inciampa su temi come sicurezza, immigrazione, tasse. Inoltre, la sinistra è costretta ad inseguire temi minoritari sui diritti (dalle adozioni gay alle censure politicamente corrette al vocabolario, dal doppio cognome alla diffusione delle teorie gender nelle scuole) che la allontanano ancora di più dalla realtà e che appaiono come un ripiegamento, come una rinuncia ad un progetto globale di rinnovamento della società. Restava sullo sfondo la logora bandiera dell’antifascismo che il Pd ha riesumato per tentare di ritrovare un collante tra i gruppuscoli in cui la sinistra si va disperdendo: il giusto ingrediente per trasformare quella del Pd in una festa di zombie.