Berlusconi, pubblicate le carte di Strasburgo: contro il Cav manovre punitive

La legittimità della decisione del Parlamento sulla decadenza da senatore; l’equiparazione di questa misura a una «sanzione penale» aggiuntiva; la retroattività della legge Severino. Sono questi i punti principali della battaglia legale tra Silvio Berlusconi e il governo, che il 22 novembre si consumerà davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo e dall’esito della quale dipenderà la possibilità per il Cavaliere di candidarsi o meno alle prossime elezioni.

La decadenza di Silvio Berlusconi da senatore

Sia il contenuto del ricorso di Silvio Berlusconi, sia le repliche del governo sono già stati depositati presso la Corte, rispettivamente con i dossier “Osservazioni riepilogative sull’ammissibilità e sul merito del ricorso Berlusconi contro l’Italia” e “Osservazioni del governo italiano sul ricorso Berlusconi”, dei quali il Corriere della Sera pubblica alcune anticipazioni. Sulla legittimità della decadenza da senatore, l’avvocato di Berlusconi, Andrea Saccucci, scrive che «il dottor Berlusconi è stato costretto a subire le determinazioni, unilaterali e politicamente condizionate, delle forze parlamentari a lui contrarie, senza alcuna possibilità di sottoporre la delibera adottata dal Senato e le norme su cui si fondava al controllo di un organo terzo e imparziale». Non solo, il voto palese con cui è stata adottata la misura, per l’avvocato Saccucci, costituisce «una improvvisa inversione di tendenza dallo scopo fin troppo evidente: “blindare” la delibera finale che si temeva, evidentemente, potesse avere un esito diverso». Per il governo, le cui contro-argomentazioni sono rappresentate dal magistrato Maria Giuliana Civinini, invece, non vi è stata alcuna anomalia, perché, secondo il principio della autodichia, «l’interpretazioni delle norme che regolano l’attività degli organi parlamentari è, secondo l’ordinamento costituzionale, obbligatoriamente riservata a questi ultimi» e «la modifica di precedenti interpretazioni appartiene alla fisiologia, e non può essere considerata come prova di una decisione arbitraria».

Una «finalità punitiva» illegittima

Per l’avvocato di Berlusconi, inoltre, la decadenza da senatore, determinata dalla Legge Severino, rappresenta «una misura afflittiva direttamente e univocamente riconducibile alla pronunzia di una sentenza per reati sanzionati dal codice penale italiano» e che «persegue una finalità punitiva e deterrente». Insomma, si configura come una sanzione penale aggiuntiva che estende «gli effetti delle pene accessorie». A sostegno di questa tesi Saccucci ricorda che per il codice penale l’interdizione dai pubblici uffici di Berlusconi è già finita. Per il governo, invece, «incandidabilità e decadenza non hanno carattere di sanzioni, ma rappresentano solo la conseguenza della mancanza di condizioni soggettive per l’accesso ai mandati elettivi». Dunque, servirebbero ad «assicurare il buon funzionamento e svolgimento delle attività parlamentari». E quindi sarebbero assolutamente legittime.

La battaglia sulla retroattività della Severino

Infine, la retroattività della legge Severino, il cui dettato prevede l’incandidabilità per sei anni di chi è stato condannato a pene superiori ai due anni. La difesa di Berlusconi ricorda che i tempi della retroattività vanno calcolati considerando il «momento della consumazione del fatto illecito e non alla data in cui viene emessa la sentenza penale». Inoltre, viene sottolineato che sei anni di ineleggibilità previsti dalla Severino sono una misura assai più dura dei due anni di sospensione dai pubblici uffici stabilita dai giudici. Il governo ribatte sostenendo che l’ineleggibilità non è una misura penale, quindi di fatto rimandando nuovamente al principio dell’autodichia, e aggiungendo che la legge Severino è entrata in vigore prima delle elezioni che hanno mandato Berlusconi in Senato e della successiva condanna che lo ha reso ineleggibile. Ed è in forza di queste argomentazioni che la difesa di Berlusconi chiede che il Cav «possa candidarsi alle prossime elezioni» e il governo che questa richiesta sia dichiarata «infondata».