Mentana dice no alla legge che censura il Duce. E CasaPound lo invita

La TV non invita mai CasaPound, ma noi siamo signori e abbiamo invitato la TV a CasaPound. Quando il 29 vedrete tuoni e fulmini sul centro di Roma non preoccupatevi: sono io che discuto amabilmente con Enrico Mentana. Non perdetevela!”. Così Simone Di Stefano, vicepresidente di CasaPound, annunciava ieri il dibattito – fissato il 29 settembre – con uno dei giornalisti più famosi d’Italia. Da parte sua Mentana, molto attivo su Fb, non ha commentato, evitando sia di confermare sia di smentire

Non sarebbe in ogni caso il primo ospite che anziché accodarsi alla demonizzazione verso CasaPound privilegia il dialogo. E non sarebbe neanche il primo ospite che fa notizia. Nel 2009 nella loro sede l’organizzazione politica della Tartaruga ospitò l’ex brigatista Valerio Morucci. Poco dopo fu la volta della deputata Pd Paola Concia, che partecipò a un dibattito sui diritti civili. A Latina nella sede di CasaPound è andato come oratore anche lo scrittore “fasciocomunista” Antonio Pennacchi. Di recente Nina Moric ha annunciato la sua adesione al movimento, sfilando anche in un corteo a Roma. Un filosofo-influencer come Diego Fusaro, invece, alla fine ha declinato l’invito inizialmente accettato. Che farà Enrico Mentana?

Intanto il giornalista si è espresso in modo molto critico sulla legge Fiano, approvata al momento solo dalla Camera: “Se la legge diventasse operativa si creerebbe solo una sacca ampia di reducisti virtuali, corroborata dalla penalizzazione. Chiedersi come sia possibile che nel 2017 ci siano ancora tante persone che rivendicano l’eredità fascista, facendo lo slalom tra gli errori e gli orrori e magnificando le cose buone fatte nel ventennio, significa non aver mai conosciuto quella parte dell’Italia profonda del “quando c’era lui”. Ma significa anche – in modo meno scontato – non aver mai preso atto dei guasti di una enfatica liquidazione storica di quel periodo di storia italiana”.