Malaria, ora è panico: c’erano altri 2 piccoli pazienti ricoverati con la bimba deceduta

Malaria, ora è panico su diffusione e contagio: e al dolore per la fine della bambina di 4 anni morta a Brescia si unisce la paura che il caso possa ripetersi; anche perché il decesso della piccola per «malaria cerebrale» è – come riconosciuto in queste ore anche da Gianni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, un caso criptico.

Malaria, ora è panico per il caso della bimba morta a Brescia 

Ulteriormente complicato dal fatto che «questa particolare malattia viene trasmessa da un certo tipo di zanzara anofele che in Italia non c’è: non abbiamo un vettore competente1, ha aggiunto Rezza ricordando peraltro che «i rarissimi casi di malaria registrati negli ultimi anni nel nostro Paese erano da Plasmodium vivax, per cui invece abbiamo un vettore competente». E dunque, quello che dovrebbe rassicurare inquieta: già, perché se non esiste da noi una zanzara «autoctona» in grado trasmettere l’infezione malarica, come è potuto accadere quello che è successo a Brescia? Un interrogativo su cui pesa, peraltro, anche un’altra notizia in circolazione secondo cui «due bambini con malaria, poi fortunatamente guariti e dimessi, erano ricoverati nella stessa struttura sanitaria, in un reparto diverso, negli stessi giorni in cui la piccola Sofia si trovava nel reparto degli Spedali Civili di Brescia» ha fatto sapere Paolo Bordon, il direttore generale dell’Azienda per i servizi sanitari della Provincia di Trento, che poi ha anche aggiunto: «Ma dato che la trasmissione della malaria non avviene per via aerea o per contatto, stiamo indagando l’ipotesi, seppur rarissima, che i piccoli avessero delle zanzare nei bagagli o nei vestiti, che abbiano punto loro e poi la bambina».

Altri due bambini ricoverati con la piccola deceduta

Non solo, Bordon ha anche ricostruito il percorso ospedaliero della piccola che non c’è più che, «dopo essere stata ricoverata dall’ospedale Santa Chiara di Trento e di lì poi trasferita in condizioni disperate agli Spedali Civili. Bordon ricostruisce la storia degli ultimi giorni della bimba: «Il 13 agosto la bimba è stata ricoverata a Portogruaro per problemi legati al diabete; è stata poi trasferita il 16 agosto a Trento, all’ospedale Santa Chiara, dove è stata trattata per quel tipo di problema e dimessa il 21 agosto. Dopodiché si è rivolta nuovamente al nostro pronto soccorso il 31 agosto, con febbre alta e sintomi che prima non aveva. Le è stata diagnosticata una faringite: per una bambina che non ha fatto viaggi all’estero, non si poteva immaginare la malaria. È stata prescritta una terapia antibiotica e la piccola è tornata a casa». «La famiglia – prosegue e conclude il Dg – l’ha riportata da noi in gravissime condizioni sabato 2 settembre e a quel punto si è sospettata una epilessia, ma dopo primi accertamenti come Tac e risonanza, risultati negativi, si è esclusa. A quel punto è stato effettuato un ulteriore emocromo e grazie ad alcuni alert e alla competenza dei tecnici biologici si è cominciato a sospettare la malaria e a indagare su questo fronte. Poi purtroppo è stato riscontrato il parassita Plasmodium falciparum, il più aggressivo, ed è stata fatta la diagnosi e un primo trattamento». Infine, la bimba è stata trasferita a Brescia, dove è deceduta. 

Ecco che cos’è e come si trasmette la malaria

La malaria, che ha colpito e ucciso una bambina di 4 anni a Brescia, è una malattia infettiva potenzialmente mortale causata da un protozoo, un microrganismo parassita del genere Plasmodium, che si trasmette all’uomo attraverso la puntura di zanzare del genere Anopheles. Le zanzare infette sono dette «vettori» della malaria e pungono principalmente tra il tramonto e l’alba. È quanto si legge sul sito del ministero della Salute. La malaria costituisce un enorme problema sanitario mondiale ed è la principale causa di morbilità e mortalità in numerose nazioni. In Italia è scomparsa a partire dagli anni ’50 e i casi di malattia che si verificano, comunque, ogni anno nel nostro Paese sono legati soprattutto ai turisti che rientrano da paesi malarici e all’immigrazione da tali paesi. E anche per questo adesso è panico.