Salute, per anoressia e bulimia età sempre più bassa: casi già a 8 anni

Ancora bambine e già in lotta con il cibo e la bilancia. «L’età d’esordio di anoressia e bulimia si è drammaticamente abbassata. Vediamo casi a 12 anni, ma anche a 8 o 9. La buona notizia è che questi problemi si conoscono e si curano di più, ma a fare la differenza è anche l’atteggiamento del genitore». Parola di Marta Scoppetta, psichiatra e psicoterapeuta junghiana. L’anoressia – dice – è la prima causa di morte per gli adolescenti dopo gli incidenti stradali. Nel 90-95 per cento dei casi i pazienti sono ragazze, ma il problema non è esclusivamente femminile. «Anoressia e bulimia nell’adolescenza – spiega Scoppetta – sono un tentativo autonomo del ragazzo prima di trovare un equilibrio, poi una richiesta d’aiuto».

In un libro i consigli per affrontare una  patologia grave

Ma quali sono, per un genitore, i segnali da non sottovalutare? Il cambiamento del carattere, innanzitutto. «Ragazzine sempre accondiscendenti e compiacenti che all’improvviso sono scontrose e oppositore», spiega Scoppetta che però richiama anche alle loro responsabilità anche quei padri e quelle madri che spesso sottovalutano per nascondere a se stessi la gravità della situazione: «Un mese fa – racconta Scoppetta – ho visto una ragazza arrivata con un peso al limite della sopravvivenza; quando ho detto alla mamma che doveva essere ricoverata lei mi ha chiesto di non esagerare, di non essere violenta. Non si rendeva conto che la stavamo perdendo». La psicoterapeuta è l’autrice di “Perché mia figlia non mangia più? Comprendere e curare l’anoressia in adolescenza“, Castelvecchi editore. «Ciò che mi ha spinto a scrivere – spiega – è stato accorgermi sempre più spesso di come pazienti e familiari, anche dopo anni di cure, non avevano ricevuto alcune informazioni preziose riguardo al perché ci si ammala».

L’anoressia non è il frutto di un capriccio

Quel che è certo è che l’anoressia non è la conseguenza di un capriccio e che guarire non è solo una questione di volontà. Si tratta – afferma Scoppetta – di un disturbo psichiatrico grave, che si può curare se si lavora bene, ma di cui si può anche morire». La prefazione del libro è stata curata dalla scrittrice Chiara Gamberale autrice del romanzo “Una vita sottile“, in cui racconta la sua adolescenza dilaniata dall’anoressia e dalla bulimia. Oggi Scoppetta lavora al Gemelli, dove si occupa di patologie dell’obesità, che insieme ad anoressia e bulimia fa parte di un’unico spettro, quello dei disordini alimentari.