Prof italiano critica il Ramadan e l’alunna musulmana lo fa punire

Critica il Ramadan e finisce nei guai. «Non sapevo nemmeno dell’esistenza di una commissione simile». Pietro Marinelli, docente di diritto all’Istituto tecnico Falcone-Righi di Corsico (Milano), è esterrefatto. Come riporta Libero si gira e si rigira quella raccomandata tra le mani e accenna a un sorriso: «La preside ha chiesto nei miei riguardi una visita di controllo alla Commissione medica della Sovrintendenza della Lombardia per accertare la mia idoneità all’insegnamento, solamente i dissidenti sovietici venivano trattati a questo modo». È stato sospeso per una settimana, non ha avuto – dice – la possibilità di difendersi e adesso dovrà pure dimostrare di essere in grado di fare il lavoro che ha svolto per tutta la vita.

Critica il Ramadan e arriva la denuncia 

Ma ecco che cosa è accaduto. È il 31 maggio scorso, riporta ancora Libero, Marinelli entra in una quinta per far lezione (in programma c’è una relazione sullo Stato Islamico) e quando varca la porta della classe i suoi studenti si alzano in piedi. Tutti tranne una. È una ragazza egiziana, maggiorenne, di fede musulmana. Il professore chiede come mai non abbia fatto come i suoi compagni e lei si giustifica dicendo che è il periodo del Ramadan e si sente stanca: niente di grave, poco dopo lascia la sedia anche lei. Inizia però una discussione sul mese di preghiera islamico: «Le chiedo più volte il significato del Ramadan e spiego che i musulmani lo fanno perché il Corano discende dal cielo, è stato dettato da Allah, e aggiungo che lo trovo assurdo», racconta il diretto interessato. «Nel parlare specifico pure che, secondo me, lo stesso Ramadan è disumano».

Le sanzioni

Due giorni, ricostruisce Libero, dopo la studentessa presenta un esposto ai carabinieri e per il professore iniziano i guai scolastici. «Il 5 giugno chiedo di protocollare una dichiarazione nella quale spiego le mie ragione, viene recepita solo il giorno dopo. A fine luglio, ossia il 25, vengo a sapere che è stata emanata a mio carico una sanzione, cioè la sospensione dell’incarico che tra l’altro è già stata eseguita perché aveva decorrenza dal 17 al 24 luglio, e adesso anche questa della commissione medica». A onor di cronaca va specificato che Martinelli non sa con precisione se l’ultima richiesta della sua preside sia collegata direttamente con i fatti in questione: «Ho domandato ufficialmente, almeno tre volte, di vedere la relazione scritta che è stata inviata agli uffici regionali ma non mi ha mai risposto nessuno, certo la tempistica non aiuta a eliminare i dubbi». E ancora: «Io non ho criticato l’islam, e a maggior ragione non ho criticato la mia allieva che conosco addirittura da cinque anni. Mi sono limitato a esprimere alcuni miei giudizi personali, e anche in maniera pacata. Se in questo Paese non possiamo più dire una parola sulle altre religioni abbiamo chiuso con la democrazia e prima ancora abbiamo finito con l’insegnamento».

E intanto arrivano le reazioni politiche. «È letteralmente incredibile la vicenda di cui è stato vittima il professor Pietro Marinelli. Ha osato criticare l’islam e si è ritrovato sospeso dall’insegnamento (e dallo stipendio), e sottoposto a una richiesta di perizia “alla sovietica”. Con un’interrogazione parlamentare, che ora preannuncio, intendo chiedere conto dei fatti e dell’esistenza (o è stato abrogato?) dell’articolo della Costituzione sulla libertà d’espressione, mentre registro un silenzio quasi totale di politica-media-sindacati». Lo scrive in una nota il deputato di Direzione Italia, Daniele Capezzone.  «Ormai in Italia – avverte – chi esprime opinioni critiche su questo tema è trattato come un dissidente».