Meloni: in piazza contro il Ceta, il Trattato Ue-Canada che ci divorerà

Fratelli d’Italia aderisce ufficialmente alla manifestazione indetta da Coldiretti per il prossimo 5 luglio in Piazza Montecitorio a Roma contro il Ceta, il Trattato di libero scambio Ue-Canada“. Lo annuncia su facebook Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia. “Scenderemo in piazza – aggiunge – al fianco degli agricoltori italiani per dire no ad un trattato vergognoso che danneggerà pesantemente il Made in Italy agroalimentare. E per dire no alla ratifica di un trattato ignobile che vuole ammazzare le nostre produzioni di qualità per fare gli interessi delle grandi multinazionali”. Il Ceta, il trattato commerciale Unione europea-Canada, fu approvato in febbraio dall’europarlamento di Strasburgo con 408 voti favorevoli, 254 contrari e 33 astenuti. Si era in pieno furore anti-Trump. il giovane e affascinante premier canadese Trudeau aveva appena detto che i clandestini cacciati da Trump sarebbero potuti venire in Canada, lo stesso Trump aveva messo in discussione l’accordo nordamericano del Nafta e lo strapotere delle multinazionali. Poi c’era la Brexit. La Ue era costretta a fare qualcosa, per dimostrare di essere ancora viva: in realtà è accaduto proprio il contrario, perché l’uno-due di Trump e di Londra hanno steso la Ue, che difficilmente potrà rialzarsi. Come colpo di coda ci sono ancora le unilaterali e ottuse sanzioni contro la Russia di Putin, altro supernemico della Ue, sanzioni che non hanno minimamente infastidito Mosca ma che hanno messo in ginocchio molti esportatori europei, e soprattutto quelli italiani. Il Ceta, Comprehensive Economic and Trade Agreement, letteralmente “Accordo economico e commerciale globale”, è un trattato di libero scambio col Canada, e si è scelto di approvarlo ora perché il Canada è il primo partner commerciale degli Usa, ma tale rimarrà, anche dopo l’accordo, l’Ue non si illuda. Tra l’altro, per approvare un semplice accordo commerciale la Ue ci ha messo cinque anni, con la consueta burocrazia, e contro hanno votato anche il gruppo di Le Pen e Salvini. Inoltre, l’accordo dovrà essere ratificato oltre che dal parlamento canadese, anche dai parlamenti di tutti gli Stati membri della Ue. In questi mesi ci sarà occasione di sensibilizzare le popolazioni degli Stati membri e i loro parlamenti, poiché il fatto che erano state raccolte 3 milioni e mezzo di firme per dire No al Ceta, e le dichiarazioni di contrarietà di 6mila municipi e 2.137 comunità, non hanno fatto recedere i burocrati di Bruxelles. Il Ceta è il fratello povero del Ttip, l’altro accordo che la Ue aveva imbastito con i poteri forti di Obama, ma che adesso per fortuna è naufragato insieme alle sinistre americane. Ma l’Unione non demorde: l’establishment ancora al potere a Bruxelles, formato da socialisti e conservatori, continua nel suo percorso verso il precipizio, nel terrore che altri Stati possano decidere di eseguire l’esempio inglese e prendere in mano il proprio destino. Cosa provocherà il Ceta? per i sostenitori farà aumentare il Pil (non si capisce come) per i contrari causerà la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro oltre a non cautelare la salute dei cittadini e l’ambiente. Darà più potere alle multinazionali che stanno intervenendo direttamente nella stesura del rapporto. Gli eurodeputati, tanto per chiarire il livello di democrazia del Ceta, non possono accedere agli atti, e quando sarà presentato in parlamento non sarà possibile proporre emendamenti. Sarà difficile che tutti i parlamenti del 27 Paesi membri della Ue ratifichino il Ceta, e questo è l’unico fatto positivo dell’intera vicenda, perché basta che un solo membro sia contrario, che l’accordo salta.