Ius soli, vitalizi e migranti: così Renzi è passato dal bullismo al nullismo

Che Matteo Renzi fosse ormai nel pallone lo si era capito già all’indomani del 4 dicembre scorso, data del per lui infausto referendum confermativo delle riforme costituzionale. Ma neppure il più implacabile dei suoi detrattori avrebbe potuto immaginarlo nella veste del pasticcione seriale che è diventato. Che si parli di legge elettorale, di ius soli, di migranti il risultato è sempre identico nel suo desolante bilancio di rinvii, recriminazioni e minacce. È come se Renzi fosse passato dal bullismo al nullismo politico. Se ne rende conto pure lui. Ma sembra incapace di trovare la terapia adatta per uscire dalla confusione in cui annaspa. Solo così si spiega l’assurda pretesa di mettersi a fare concorrenza al M5S sui vitalizi. Ci vuole un ottimismo al limite del fanciullesco per pensare che il partito-sistema per definizione, cioè il Pd, possa risultare più credibile di un movimento nato sul vaffa nel tagliare i privilegi alla cosiddetta casta. In realtà, basterebbe dire che oggi i grillini agitano come una clava i vitalizi, peraltro aboliti nel 2012, per il semplice fatto che è l’unico argomento capace di metterli d’accordo. Il Pd, però, non solo si guarda bene dal rimarcarlo, ma addirittura dà loro manforte nello scuotere quell’albero ignorando che non uno dei frutti che ne cadranno finirà nel proprio cesto. Ne è nata una gara tutta da ridere ,con il M5S che piazza l’asticella sempre più in alto e il Pd che tenta salti sempre più goffi per superarla. Ma è, appunto, il Pd di Renzi, aggressivo e bulimico nella organizzazione di un sistema di potere ben simboleggiato dalla promozione del dirigente dei vigili urbani di Firenze a capo dell’ufficio legislativo di Palazzo Chigi e, nel contempo, ben nascosto nella corazza di latta di una “rottamazione”, che,  nella sua essenza più profonda, si è risolta in un inconcludente e fallimentare grillismo di palazzo. E ora il bello, si fa per dire, è che Renzi vorrebbe pure uscirne, ma non sa come fare né, soprattutto, dove andare.