«Il Csm? Premia magistrati carrieristi e lottizzati». Parola di giudice ribelle

Come può dirsi al sicuro un cittadino se il sistema giudiziario del suo Paese risulta «improntato oramai ad un carrierismo sfrenato, arbitrario e lottizzatorio, che premia i sodali, asserve i magistrati alle correnti, umilia la stragrande maggioranza degli esclusi e minaccia l’indipendenza dei magistrati con la lusinga della dirigenza o la mortificazione di una vita da travet»? Accuse pesanti come macigni. Ma che non provengono – e qui sta la novità – dal repertorio di Silvio Berlusconi. No, l’amaro sfogo è tutta farina che cade dal sacco di Andrea Mirenda, giudice veronese che ha inteso così protestare contro le scelte del Csm nell’affidamento degli incarichi direttivi negli uffici giudiziari.

Andrea Mirenda ha rinunciato all’incarico: «Bye Bye Csm»

Mirenda non si è limitato alla denuncia, ma ha dato corpo e spessore alla propria presa di posizione rinunciando a ricoprire l’incarico di presidente di sezione per tornare a fare il giudice e occuparsi «degli ultimi della terra». Una decisione a lungo meditata e arrivata dopo mesi di dubbi. E immediatamente raccolta dal gruppo Autonomia&Indipendenzala corrente anticorrenti fondata da Piercamillo Davigo (ora presidente della Seconda sezione penale della Cassazione) all’indomani della scadenza del suo mandato alla guida dell’Anm, il sindacato delle toghe. Da tempo, Davigo porta avanti una battaglia «contro le nomine correntizie dentro il Csm».

Alla toga la solidarietà di Davigo

Una battaglia che lo ha portato, assieme a tutta la sua corrente, a lasciare la Giunta dell’Anm in dissenso con le scelte «incomprensibili» del Csm sugli incarichi direttivi. Ma torniamo al post-sfogo di Mirenda, che vale la pena di riportare per intera: «Bene, dopo 32 anni la scelta è fatta. Ed è nel senso di un gesto controcorrente, di composta protesta verso un sistema giudiziario improntato a un carrierismo sfrenato. Lascio un posto semidirettivo di prestigio, dove avrei potuto restare ancora per anni, per andare ad occuparmi degli ultimi della terra, da ultimo dei magistrati. Ma – conclude il giudice ribelle – è un bel giorno per la coscienza e per l’orgoglio della toga, entrambi assai più appaganti di qualsiasi gallone o mostrina… Bye bye Csm».