Contrada, la polizia tenta una nuova perquisizione: cacciati dall’avvocato

Tentano una nuova perquisizione a casa dell’ex-numero due del Sisde Bruno Contrada ma vengono cacciati dal difensore perché, in realtà, non hanno in mano alcun mandato. E successo ai colleghi di Contrada della polizia giudiziaria di Reggio Calabria spediti a casa dell’ex-funzionario dalla Procura che indaga sugli attentati ad alcuni carabinieri avvenuti nel ’94 in Calabria. Attentati, sostiene ora la Dda di Reggio Calabria ricalcando il teorema della Procura di Palermo, che andrebbero inquadrati in una sorta di stagione stragista voluta, insieme, da mafia e ‘ndrangheta, per ricattare lo Stato ed avviare una trattativa con le istituzioni per attenuare la normativa antimafia. Insomma la solita storia, per ora indimostrata, della trattativa Stato-mafia.

Quello di ieri, con la perquisizione andata a vuoto – la seconda nel giro di qualche giorno – è l’ennesimo capitolo della vicenda giudiziaria dell’ex-007, che proprio alcune settimane fa, dopo 25 anni di calvario, in seguito alle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa, aveva ottenuto dalla Corte di Cassazione la revoca, tramite annullamento senza rinvio, della condanna dichiarata dai magistrati della Suprema Corte «ineseguibile e improduttiva di effetti penali» poiché il fatto non era previsto come reato.

La Pg di Reggio Calabria si è presentata nell’abitazione di Contrada sostenendo di dover proseguire la perquisizione disposta mercoledì scorso. Gli agenti, che non avevano, però, delega né decreto di perquisizione, hanno anche sostenuto di dover assumere la testimonianza dell’ex-007. Sono stati allontanati dal legale di Contrada, l’avvocato Stefano Giordano.
L’inchiesta della Dda di Reggio Calabria ipotizza un patto tra mafia e ‘ndrangheta tra il ’93 e il ’94.
L’attenzione degli investigatori sull’ex-numero due del Sisde, al quale la Cassazione ha revocato la condanna per concorso in associazione mafiosa, nasce dai suoi presunti legali con Giovanni Aiello, ex-agente di polizia ritenuto vicino ai Servizi, noto come “faccia da mostro”. Stamattina la Pg ha chiesto a Contrada di consegnare alcune agende e documenti. E ha tentato di interrogarlo. senza, però, riuscirci.