Boia chi molla: Santostefano, il sindacalista ucciso dai rossi a Reggio (video)

Reggio Calabria, 31 luglio 1973. Oggi ricorre l’anniversario della barbara uccisione di Giuseppe Santostefano, attivo sindacalista della Cisnal e tra i protagonisti della rivolta popolare di Reggio Calabria contro il governo italiano. Santostefano è una delle molte vittime missine dell’odio e dell’intolleranza comunista, ma a differenza di altri, è stato poco ricordato in questi anni. Reggio Calabria è ancora oggi, a 47 anni di distanza dall’inizio della rivolta, che iniziò nel luglio del 1970, il simbolo dell’unica, autentica e coraggiosa rivolta popolare contro il regime corrotto dei partiti. Come la chiamavamo allora, la “partitocrazia”. Una città tradita e abbandonata, come lo sono ancora oggi la maggior parte delle città del Sud, mantenute in uno stato di sudditanza politica e amministrativa dal potere politico-mafioso. E contro quel potere politico e mafioso quella volta si ribellò il popolo reggino, trascinato dal Msi, Avanguardia Nazionale, e molte altre forze politiche, con l’unica eccezione del Pci, che anzi ne prese le distanze. Reggio però, nel luglio del 1970, ha il coraggio di ribellarsi e la sua rivolta è tanto clamorosa, quanto corale e durissima. La miccia è innescata dalla designazione di Catanzaro a capoluogo regionale, ma i motivi ovviamente sono molto più profondi e radicati. La risposta dello Stato alla rivolta popolare è la repressione più dura e spietata. La città viene messa in stato di assedio come se si trattasse di un’enclave nemica. Migliaia di poliziotti, carabinieri e poi anche l’esercito coi blindati, vengono impiegati per sedare i moti popolari. Il 15 luglio 1970, durante una brutale carica della polizia, muore l’operaio ferroviere 46enne Bruno Labate. Il 17 settembre le Forze dell’ordine assaltano con fucili e mezzi blindati il rione Sbarre, roccaforte dei “boia chi molla” capitanati dal sindacalista della Cisnal Ciccio Franco. Un altro reggino, Angelo Campanella, muore colpito da un proiettile. Ciccio Franco viene arrestato e insieme ai capi della rivolta e deportato a Bari. Solo nel marzo del 1971 i blindati, le centinaia di arresti, i rastrellamenti e le perquisizioni a tappeto riportano “l’ordine” a Reggio. Ma se una rivolta si può sedare la rabbia non si cancella. Così Reggio non dimentica e alle elezioni del 1972 vota in blocco per il Msi ed elegge Ciccio Franco senatore. I comunisti, abituati alla guerriglia partigiana, mantengono una loro struttura semiclandestina e armata, in quanto erano stati isolati dalla popolazione reggina. Lo stesso Ingrao, che tentò di fare un comizio a Reggio, venne cacciato dalla folla inferocita, mentre a Junio Valerio Borghese il diritto di fare un comizio viene impedito dal questore. Così, a poco più di un anno dalle elezioni che hanno sancito il trionfo del Msi, i comunisti danno un segnale della loro presenza politica, assassinando uno dei più attivi sindacalisti della Cisnal, Giuseppe Santostefano, di 50 anni. Durante un comizio del Partito comunista, il sindacalista viene aggredito da un gruppo di militanti rossi armati di spranghe e bastoni. Santostefano muore poche ore dopo senza riprendere conoscenza. La sua scomparsa e l’impunità dei suoi aggressori sanciscono la definitiva sconfitta di Reggio Calabria, ossia della prima rivolta che fu veramente trasversale contro un sistema marcio e corrotto. Di quella primavera reggina rimane oggi solo l’inquitante immagine dei carri armati schierati sul lungomare. Tra i protagonisti di quella vicenda, oltre a Ciccio Franco e la sindaco democristiano di Reggio Battaglia, ricordiamo anche, tra i molti, Fortunato Aloi e l’industriale del caffè Mauro.