L’ultimo biglietto di Marco Prato prima del suicidio: «Sono innocente, non reggo»

«Non ce la faccio a reggere l’assedio mediatico che ruota attorno a questa vicenda. Io sono innocente». Così Marco Prato nel biglietto lasciato prima di suicidarsi nella cella del carcere di Velletri dove era detenuto. Domani era in programma l’udienza del processo a Prato, accusato, insieme a Manuel Foffo, già condannato a 30 anni con rito abbreviato, per l’omicidio di Luca Varani. Nel biglietto Prato chiedeva anche la presenza di un medico per il padre quando avrà la notizia. ‘Prato è morto all’interno della sua cella stringendosi un sacchetto della spazzatura nella testa e inalando il gas della bomboletta che legittimamente i detenuti posseggono per cucinarsi e riscaldarsi cibi e bevande», dice Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe, e Maurizio Somma, segretario nazionale Sappe per il Lazio. «Il fatto che sia morto proprio inalando il gas dalla bomboletta che tutti i reclusi legittimamente detengono per cucinarsi e riscaldarsi cibi e bevande, come prevede il regolamento penitenziario – aggiungono -, deve fare seriamente riflettere sulle modalità di utilizzo e di possesso di questi oggetti nelle celle. Ogni detenuto può disporre di queste bombolette di gas, che però spesso servono o come oggetto atto ad offendere contro i poliziotti, come ‘sballo’ inalandone il gas o come veicolo suicidario – continuano – Già da tempo, come primo sindacato della polizia penitenziaria, il Sappe ha sollecitato i vertici del Dap per rivedere il regolamento penitenziario, al fine di organizzare diversamente l’uso e il possesso delle bombolette di gas. Ma nulla è stato finora fatto». La magistratura indaga per istigazione al suicidio.