Otto pricipesse degli Emirati a processo: trattamenti disumani alle cameriere

Una favola nera. Accusate di aver tenuto in condizioni di schiavitù le loro domestiche, otto principesse della famiglia reale emiratina Al-Nahyan sono sotto processo a Bruxelles. Nella prima udienza davanti ad un tribunale della capitale belga alla principessa Sheikha Hambda al-Nahyan ed alle sue sette figlie è stato contestato il trattamento disumano nei confronti di oltre una ventina di domestiche che le avevano accompagnate. Il caso si riferisce a un soggiorno delle principesse emiratine in un lussuoso hotel di Bruxelles, nel 2008: secondo l’accusa, avrebbero costretto le loro cameriere a dormire sul pavimento, a mangiare gli avanzi e a rimanere nella suite dell’hotel tutto il giorno, sorvegliate da guardie private della famiglia. Una ha denunciato addirittura di essere stata lasciato senza cibo e acqua per tre giorni. Le principesse saranno processate in contumacia e, se colpevoli, rischiano di essere condannate a versare un risarcimento di centinaia di migliaia di euro.

Non è da escludere anche la condanna al carcere, ma è molto improbabile che gli Emirati arabi concedano l’estradizione, sostiene Nicholas McGheehan, esperto di lavoro dei migranti nei Paesi del Golfo di di Human rights watch, secondo il quale sarebbe tuttavia “molto significativo” se una delle più ricche famiglie del mondo venisse pubblicamente associata alla schiavitù. Le indagini iniziarono quando una delle domestiche riuscì a scappare dall’hotel, denunciando le vessazioni. Il caso sarebbe dovuto arrivare in tribunale già nel 2012, ma i legali delle principesse hanno presentato numerosi ricorsi, rallentando così l’iter giudiziario. Le principesse, che hanno respinto ogni addebito, sono inoltre accusate di non aver richiesto per le domestiche i visti giusti ed i necessari permessi di lavoro e di non aver pagato loro gli stipendi. L’organizzazione per i diritti belga Marya sosterrà nel processo le querelanti: “Le principesse sono persone molto importanti e dispongono di grandi mezzi e di prestigio, al contrario delle vittime, che sono molto vulnerabili”, ha dichiarato Stef Janssens, membro dell’organizzazione.