G7 di Taormina: politicamente inutile, ma vuoi mettere la bellezza?

E così questa di Taormina sarà una bella gita. Politicamente del tutto inutile, ma bella. Taormina, del resto, ammalia: eccolo perciò l’unico, certo, risultato del G7 siciliano. Unico, se non vogliamo aggiungervi la certezza che nè a Taormina (dove non sono mai arrivati) nè in alcun altro porto della Sicilia sbarcheranno – per ben due giorni due – migranti o disperati o profughi che siano. I grandi della terra (quelli veri e quelli presunti) si ritroveranno sulla rocca a godersi il mare, quel tratto di Jonio carico di storia e di leggende che ammaliò greci e romani. Coi problemi veri e con le scelte politiche inconciliabili lasciati dietro la porta dell’ex convento San Domenico dove soggiorneranno (tutti tranne Trump, che ha scelto il Timeo). Tensioni e incomprensioni e posizioni divergenti saranno tenute lontano dai sorrisi di circostanza e dalle foto opportunity: una commedia dell’assurdo. Commedia che andrà in scena per poco meno di 48 ore e a duecento metri in linea d’aria dal Tauromenion (quello che tutti chiamano Teatro greco ma che per quel che si vede è per intero romano)   e che avrà pochi spettatori sul posto: tutti addetti ai lavori, e pure ai livori, che ci propineranno la solita minestrina tra una tintarella e un buffet. Un caravanserraglio costosissimo e inutile che per di più sarà tenuto a bada da uno schieramento di uomini e mezzi mai visto sull’isola: numeri addirittura maggiori della popolazione residente. Tant’è che gli abitanti di Taormina un pò in gabbia si sentono in queste ore, ma con sicula rassegnazione faranno buon viso. Loro, che coltivano ancora il gusto del paradosso e si tramandano storie e vicende a testimonianza che nulla si inventa più, saranno come sempre sono: sorridenti e indolenti. Così attenderanno la sfilata di questi capi di Stato e di Governo sul terrazzo naturale del monte Tauro e la loro meraviglia nel vedere quel golfo con tanto di Etna sullo sfondo. Solo qualcosa di cui parlare per qualche altro giorno ancora. Che la stagione è già iniziata e bisogna lavorare.