Di Maio, scivolone bis sul Venezuela: può aiutare per la crisi libica

Luigi Di Maio, reduce dalla trasferta Usa che resterà negli annali Cinquestelle per le critiche rivoltegli dagli studenti di Harvard e per il suo inglese non proprio scorrevole e corretto, scivola nuovamente sul Venezuela. “Sulla Libia abbiamo sbagliato a fidarci di Sarraj – ha detto – Venezuela e Cuba possono mediare”. Sostenendo, con questo, che l’attuale crisi può essere risolta con l’aiuto dei Paesi sudamericani del gruppo Alba (Alleanza bolivariana di cui fanno parte Cuba e Venezuela, ndr). Tesi tanto ardita da suscitare, per dirla con Pier Ferdinando Casini, “ilarità diffusa”.

Un altro strafalcione in politica estera Di Maio lo commise nel settembre 2016, paragonando Renzi a un dittatore sudamericano, che “ha occupato con arroganza la cosa pubblica, come ai tempi di Pinochet (dittatore cileno) in Venezuela”. Lo stesso Venezuela che è in preda a una devastante crisi economica e che sta determinando una guerra civile. Possibile che le ricette pentastellate siano di questo livello? A giudicare da come Di Maio declina i congiuntivi sembrerebbe di sì. 

In ogni caso se il Venezuela pare essere in cima ai pensieri del giovane vicepresidente della Camera, Pinochet ha un posto fisso nell’immaginario grillino. Nel 2014 Beppe Grillo attaccando il patto del Nazareno disse: «Gli italiani hanno il sacrosanto diritto di sapere e i giudici di indagare sui colloqui privati del trio Napolitano-Renzie-Berlusconi dato che riguardano il futuro della Nazione. Meglio Pinochet di questi sepolcri imbiancati e bimbominkia assortiti. Chi sa parli, chi può denunci. O dovremo fare un appello a Riina per sapere la verità?».